C’è una capacità che accomuna gli esseri umani agli uccelli, rispetto a diverse altre specie: il linguaggio. In particolare, a renderci cugini alla lontana dei volatili sono più di 50 geni trovati nel genoma degli uccelli più “canterini”, sorprendentemente simili a quelli che permettono agli esseri umani di parlare. A rivelarlo sono otto studi incentrati sulla similitudine tra parole e cinguettii, parte di una serie di 29 pubblicati su Science, Genome Biology, GigaScience ed altri giornali, condotti per decodificare l’intero corredo genetico di 48 specie di pennuti, dai più piccoli volatili ai pinguini.

I ricercatori già sapevano che una buona parte di volatili comunica mediante vocalizzazioni e canti tramandati da un esemplare all’altro tramite un meccanismo di apprendimento. Ma quel che non immaginavano è che proprio questi uccelli canterini, capaci di imparare suoni, hanno un set di geni molto simile a quello che negli esseri umani è alla base della parola. Geni così, ad esempio, non si trovano nel Dna dei primati che non hanno sviluppato un linguaggio.

“Ciò vuol dire che, per quanto riguarda questa capacità, siamo incredibilmente più simili a dei volatili che non alle nostre cugine scimmie”, ha spiegato Erich Jarvis, neuroscienziato della Duke University di Durham in North Carolina, il cui nome appare in oltre 20 degli studi sopra citati. “Più nello specifico si tratta di geni coinvolti nella formazione di connessioni tra i neuroni della corteccia motoria e quelli che controllano i muscoli che producono il suono che esce dalla nostra bocca”.

Queste ricerche potrebbero essere utili anche a comprendere meglio la capacità, tutta umana, di parlare. “È facile immaginare che i cinguettii degli uccelli possano essere in qualche modo simili a dei discorsi di esseri umani. Ma ora sappiamo che alla base di questa similitudine c’è la genetica”, ha spiegato il ricercatore. “La parola è difficilissima da studiare direttamente nel cervello umano, e gli altri modelli animali noti – come le balene o gli elefanti – sono decisamente difficili da portare in laboratorio”, ha poi concluso Jarvis. “Ora che sappiamo che a livello genetico ciò che permette agli uccelli di cantare è simile a ciò che permette a noi di parlare, abbiamo a disposizione il miglior modello di sempre”.

L’abstract su Science

di Laura Berardi

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