Con il 90% delle schede scrutinate, il vicepresidente del Parlamento catalano, Joana Ortega, ha annunciato che oltre l’80% dei 2 milioni di votanti ha detto “sì” all’indipendenza della Catalogna dalla Spagna. Un risultato che, se non fosse per la non validità del referendum, segnerebbe la definitiva separazione della regione di nord-est da Madrid. Se la percentuale fa parlare di plebiscito, i dati sull’affluenza sono meno incoraggianti per i sostenitori della secessione: alle urne, infatti, si sono recati 2 milioni di persone sui 5,4 milioni di aventi diritto, circa un terzo. I sondaggi recenti parlano, in realtà, di un testa a testa tra indipendentisti e lealisti sul filo del 50%.

Il risultato, comunque è preoccupante per il governo centrale di Madrid: i dati sull’affluenza sono stati certamente influenzati dalla non validità del voto che, dopo esser stato più volte dichiarato illegale dal governo e, poi, dalla Corte Costituzionale, non ha attirato la cittadinanza catalana alle urne. Le percentuali, però, sono emblematiche e, come scrive anche El Pais, il capo del Governo, Mariano Rajoy, e il presidente della Generalitat, Arturo Mas, dovranno tornare a parlarsi sul tema dell’indipendenza catalana. Il capo del Parlamento, dopo questi risultati, si siede al tavolo delle trattative rafforzato dal risultato e con un forte appoggio da parte dell’ala indipendentista. Secondo il quotidiano spagnolo, è ora che le due parti pensino a “un piano di lavoro, un metodo, un calendario agile per identificare le grandi questioni suscettibili di riforme decisive (competenze, finanziamenti, lingua) che possano portare ad una soluzione credibile, condivisibile e duratura”.

Un dialogo che, però, potrebbe essere ostacolato già dall’azione della magistratura spagnola che perseguirà gli organizzatori del referendum. I giudici, che hanno ricevuto le denunce degli esponenti del principale partito unionista, il Partito Popolare del primo ministro Rajoy, e di altri movimenti lealisti, hanno deciso di non interferire, il 9 novembre, nello svolgimento delle votazioni per non creare disordini, nonostante la Corte Suprema ne avesse ordinato la sospensione. Il giorno seguente, però, l’annuncio: i responsabili sono sotto inchiesta per stabilire se “autorità e funzionari”, organizzando il referendum, abbiano compiuto un reato.

Altro ostacolo al dialogo è rappresentato dal resto della popolazione del Paese iberico. Il referendum è stato dichiarato incostituzionale perché la Carta spagnola prevede che questo tipo di votazioni siano rivolte a tutti gli aventi diritto e non solo a una parte di essi, come invece è successo per il referendum catalano. Un’eventuale trattativa tra Generalitat e governo di Madrid, pur tenendo conto del voto del 9 novembre, dovrà anche includere il parere del resto della popolazione nazionale riguardo all’indipendenza e ad eventuali concessioni. Se la secessione catalana dovesse diventare un tema prioritario per la popolazione, è probabile che gli spagnoli chiedano di andare tutti al voto.

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