Spuntano ombre e intoppi attorno all’affaire ex San Raffaele di Olbia. L’enorme struttura vista mare, voluta da don Verzé e trascinata nel crac della Fondazione Monte Tabor, potrebbe restare semplicemente com’è: un’incompiuta. Il passaggio dalle banche che ne avevano finanziato la costruzione al Qatar sfuma tra passi avanti e passi indietro. Tanto che lo stallo spinge addirittura a un ultimatum diretto al premier Matteo Renzi, garante negli ultimi mesi del progetto che coinvolge Regione e governo. Con l’investimento da 1,2 miliardi di euro in 10 anni (tramite la controllata lussemburghese Innovation Arch Sarl) il Qatar punta a dare una seconda vita all’ormai ex San Raffaele rimasto sulla carta: un centro di eccellenza internazionale per la ricerca, con ben 242 posti letto autorizzati a suon di deroghe da Roma. Il tutto grazie al partner scientifico del progetto: l’ospedale Bambin Gesù di Roma, di proprietà della Santa Sede. La ricetta è un mix di sanità convenzionata con il pubblico (ossia la Regione che pagherebbe 55,6 milioni l’anno per la gestione) e sanità privata con tanto di suite da realizzare in tempi strettissimi, prima tranche entro il 2015.

Le resistenze delle banche e la denuncia dei curatori fallimentari – L’accordo stipulato ad agosto prevedeva il versamento agli istituti creditori di 33,8 milioni di euro, la metà circa di quanto effettivamente dovuto alle banche Sardaleasing e Banco di Sardegna in testa, più le altre società che fanno capo a Banca Intesa Monte dei Paschi di Siena, Unicredit. In particolare il fronte del “no” è quello sardo: Banco di Sardegna e Sardaleasing. Ma un primo passo, post ultimatum, è stato già fatto: dopo settimane di rinvii venerdì 17 è arrivato l’ok della capofila Sardaleasing che ha accettato la cifra offerta. A rovinare i piani della Qatar Foundation endowment, il fondo che cura gli affari dell’emirato, si sono messi però anche i curatori fallimentari (l’avvocato Salvatore Sanzo e i commercialisti Luigi Saporito e Rolando Brambilla) con un esposto alla procura di Milano. I beni sono infatti sottoposti a concordato preventivo fallimentare e il collegio sottolinea presunte violazioni delle norme che ne regolano la cessione da sottoporre a via libera preventivo del tribunale. Non solo: dal salvataggio resterebbero fuori tutti gli altri creditori. Medie e piccole imprese alle quali non andrebbe un euro. Non a caso i curatori non sono soddisfatti della cifra messa sul piatto e stanno cercando di ottenere di più. Così la trattativa è ferma a dispetto delle tappe forzate e della fretta. L’ultima parola spetta comunque al tribunale fallimentare di Milano e la pronuncia è attesa per lunedì 20 ottobre. “Speriamo che tra i creditori prevalgano buon senso e ragionevolezza. O quella struttura si risolleva ora o mai più. E sarebbe un ulteriore danno per tutti”, dice Gianni Giovannelli, sindaco di Olbia, a ilfattoquotidiano.it .

L’esproprio d’urgenza  e il piano b – Già nelle scorse settimane il Qatar aveva trovato un alleato nel Comune di Olbia. Per aggirare l’ostacolo delle beghe fallimentari si è ipotizzato di espropriare in tempi brevi (fine ottobre) l’edificio e i terreni circostanti al centro del contendere. Un’operazione d’urgenza per questioni di “pubblica utilità” con l’appoggio unanime del Consiglio comunale. Tutto ciò per dare la piena proprietà agli investitori e far partire subito i lavori. Il referente dei curatori fallimentari, a quel punto, sarebbe il Comune con cui poter eventualmente fissare l’importo dell’indennizzo. Le spese, contenziosi inclusi, sarebbero a carico del Qatar, via Fondazione. Eppure la diplomazia (anche politica) è al lavoro contemporaneamente su altri fronti. Uno in particolare: la costruzione di un ospedale nuovo di zecca, da un’altra parte ma sempre vicino a Olbia. Ed è già caccia ai terreni privati. Addirittura Giuseppe Fasolino, sindaco del piccolo centro di Golfo Aranci nonché consigliere regionale di Fi, ha messo sul piatto alcuni terreni pubblici. Che sarebbe disposto a donare. Nella lettera destinata al premier e inviata al sottosegretario alla presidenza Graziano Delrio, dal contenuto riservato, si profilerebbe poi un ulteriore scenario: l’addio alla Gallura e all’ospedale d’eccellenza. Qualche mese fa in campo c’era l’ipotesi alternativa della Germania. Ad ogni modo la data entro cui il Qatar aspetta risposte concrete è imminente: 23 ottobre. Agli arabi non basta l’accordo con la Asl locale per l’apertura di alcuni ambulatori. Da qui il pressing serrato e tattico. D’altronde le grandi opere viaggiano sempre con una buona dose d’urgenza.

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