Il mago degli scoop al rosolio Alan Friedman, quello che parla come uno dei Goodfellas di Martin Scorsese e si muove che sembra Chazz Palminteri ne “I soliti sospetti”, pretende di ammazzare il gattopardo lisciandogli il pelo. Se ci fosse ancora Fortebraccio lo bollerebbe da “acrobata con la rete di sotto” (scoperta davvero sensazionale la rivelazione che, in presenza di un Berlusconi ormai già cotto, ci fosse qualcuno che preparava il dopo. Semmai lo scandalo è quello che venne realizzato come “dopo”: il Mario “sotto il loden niente” Monti, premier!).

Difatti, il presunto fustigatore con il piumino della cipria approfitta tanto dello spazio mediatico, assicuratogli dall’inchino del mezzocalzismo italico all’americano a Roma, non meno della benevolenza dei potenti che lo sanno ossequioso, per accreditare fuffa; la peggiore paccottiglia che ingombra il set delle presunte ricette salvifiche per il Paese in catalessi: l’imbroglio semantico secondo cui le “indispensabili riforme” non sono altro che le escogitazioni per fare strage della società nazionale a vantaggio di un ristretto manipolo di privilegiati (i plutocrati dediti al saccheggio, rimpannucciati a grandi imprenditori, in combutta con i sequestratori della politica).

Ricette in parte “Washington consensus” (e il premio Nobel 2001 Joseph Stiglitz le definisce “privatizzazioni ideologiche“) – il far pagare la crisi ai ceti più deboli – con cui si sono scatenate mattanze in giro per il mondo, dalla Russia al tempo del quisling alcolico Eltsin fino alle bancarotte del Far East asiatico; ma anche molto Made in Tuscany, imprinting piccola bottega degli orrori gelliano-piduista: l’azzeramento di ogni forma di contrappeso a un esecutivo sempre più incarnato nell’one-man-show, grazie alla liquidazione del Legislativo (e la chiamano riforma…) e il controllo del giudiziario per svariate vie (ma che tutte conducono all’assoluzione in appello di Berlusconi per il processo Ruby-Mubarak).

Friedman-Renzi

Guardare per credere la mimica facciale del giovane gattopardo rampante Superbone Renzi – intervistato dal suadente/insinuante Friedman – mentre passa rapidamente dallo sguardo di sbieco (in tralice) del gradasso sulla difensiva, al sorriso di beatitudine del felino vellicato nel verso giusto. Del resto i vellicatori sdraiati ai piedi dell’astro nascente nel reality italiano sono in crescita esponenziale. Come dimostra questo sito, sempre di più asceso a “specchio dei tempi” nostrali, dove sta avvenendo l’entrata nell’area dei commenti di una nuova infornata di pretoriani del boss. Sempre e comunque scatenati a ingiuriare ogni commentatore critico.

Un cambio di personale insultante che segna il succedersi delle stagioni un po’ come nella “dendrologia arborea” (il calendario marcato dai cerchi dei tronchi): ci sono stati i fondamentalisti dipietristi, i tifosi vendoliani, sino a poco tempo fa impazzavano i pasdaran di Beppe Grillo (ora un po’ sull’ipocondriaco per l’evidente disaffezione del guru nei confronti loro e del Movimento). Adesso dilagano “i guardiani della rivoluzione renziana“, il cui stile polemico risente del forte tasso illusionistico del loro comunicatore principe: se accusi la Boschi di inadeguatezza coltivi un reropensiero sessuato (maschilista!); se analizzi il pericoloso nullismo di riforme a casaccio, ti rispondono altrettanto a casaccio che “finalmente ci si muove”. E via andare. Anche perché il sindaco d’Italia sembra inarrestabile/invulnerabile a seguito dell’abbandono del campo da parte di soggetti antagonistici.

Ma c’è un però, anche se sembra assurdo (data l’anagrafe); potrebbe riproporsi l’effetto autogol legato all’epopea bicameralista di Massimo “birignao” d’Alema: la sottovalutazione della vitalità animale di Silvio Berlusconi, a cui sono stati accordati vantaggi che stanno rimettendolo in pista.

Presuntuosa maldestraggine, per cui il caimano potrebbe sbranare ancora una volta chi fa patti temerari con lui. Nel caso, il pollastro fiorentino.

Sicché l’impareggiabile Friedman potrà scrivere il suo nuovo best-seller: “Omaggiate il gattopardo”.

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