Un’altra ondata di profughi siriani si è riversata a Milano. Ancora, oltre mille persone tra cui numerosi volti di minori. Di nuovo a Stazione Centrale. Sono 1600 i profughi siriani ed eritrei, provenienti dai centri di accoglienza nel Sud Italia, che sono arrivati tra ieri sera e la scorsa notte in stazione Centrale a Milano. Lo ha detto l’assessore ai Servizi sociali del Comune di Milano, Pierfrancesco Majorino, che a inizio luglio si era già lamentato di non poter risolvere questa emergenza senza ricevere aiuti. I profughi, 1060 siriani e 582 eritrei sbarcati nei giorni scorsi sulle coste della Sicilia, sono stati ospitati nelle strutture messe a disposizione dal Comune e dalle associazioni. Altri migranti, secondo i dati dell’assessore, dovrebbero arrivare a Milano nelle prossimo ore, a bordo di due pullman partiti da Catania.

Oltre ai profughi siriani, questa nuova ondava mostra anche l’aumento del numero dei cittadini eritrei. Arrivano come i siriani, in treno dal Sud Italia, dopo una lunga traversata del Mediterraneo e dopo lo sbarco a Lampedusa. Milano è anche per loro crocevia per raggiungere i Paesi del Nord Europa, la Svezia o la Germania. Da maggio, oltre 2300 cittadini eritrei sono passati da Milano, cercando accoglienza come profughi.

“Al di là degli impegni non vediamo ancora sufficienti risposte da parte del governo alle nostre richieste”, ha spiegato l’assessore, che aveva proposto di mettere a disposizione per l’accoglienza l’ex Centro di identificazione ed espulsione in via Corelli. “Se non ci saranno risposte sull’ex Cie o su altre strutture”, ha continuato Majorino, “rischiamo di non avere più spazi disponibili e i profughi che arriveranno nei prossimi giorni dovranno dormire in stazione”. L’assessore ha sottolineato, quindi, che “l’impressione è quella di una totale assenza di coordinamento nazionale” sull’emergenza. Giudizio negativo anche sulle mosse dell’Als, da cui Majorino dice di non avere ancora avuto risposte in merito alla richiesta di un presidio medico fisso in stazione Centrale.

 

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