Grandi speranze avevano accompagnato la legge Golfo- Mosca. Ma, contrariamente ai trionfalismi dei dati, l’ingresso delle donne nei cda non sembra cambiare le regole della comunità degli affari: un vecchio mondo di relazioni, di cooptazioni e di multi-incarichi.

Le assemblee 2014 delle aziende quotate hanno accentuato l’effetto delle nuove regole, e la percentuale dei componenti donne sul totale degli amministratori ha superato il 20%, primo obiettivo della legge. Maria Silvia Sacchi sul Corriere Economia parla di “rivoluzione in anticipo”. La maggior parte sono state elette come consiglieri indipendenti, responsabili di tutelare gli azionisti di minoranza, mentre i capi azienda e gli executive donna restano rari. Infatti copiare la Norvegia è stato facile ma cambiare il modello culturale è diverso. A guardare da vicino, molte situazioni appartengono al passato “maschile”.

Ad esempio, le nomine nelle aziende pubbliche promettevano un cambio di passo: Eni, Enel, Terna, Poste, quattro presidenti, quattro donne. Una decisione storica. Peccato che le nominate ricoprissero altri e numerosi incarichi. La neo presidente di Terna, Catia Bastioli, Ceo di Novamont, ha dichiarato, “non tradirò Novamont” e si è seduta anche sulla comoda poltrona del gioiello controllato dalla Cassa Depositi e Prestiti. Luisa Todini, imprenditrice e nota nei salotti televisivi, nominata Presidente delle Poste (140.000 dipendenti e prossima alla Borsa), si rifiuta di lasciare il cda Rai dove siede in quota centrodestra. Colpisce la posizione di Emma Marcegaglia, ex- presidente di Confindustria. Non si dovrebbe abbinare il ruolo di amministratore delegato della società di famiglia (possibile futuro azionista dell’Ilva) e di chairman della nostra prima multinazionale. In che vesti si presenta il presidente Eni quando incontra una delegazione o si reca a Londra?

Per tutte si pone un problema di compatibilità, non statutaria immagino, certo di aderenza allo spirito della legge. Se le “quote rosa” si traducono nell’aggiungere un posto a tavola riservato a poche centinaia di donne, il gioco non cambia. Antonio Mastrapasqua è stato costretto a lasciare il vertice di Inps a causa dei molteplici incarichi, il genere non può fare differenza. Al tempo dello scandalo Enrico Letta annunciò un provvedimento sul mono incarico al momento dell’accettazione della carica in un’azienda pubblica: sarebbe bene recuperarlo.

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