Le “schedature” dei dipendenti pubblici sulle scelte sindacali finiscono nel cestino. A sei mesi dalla sua entrata in vigore, la circolare con cui la Ragioneria territoriale dello Stato di Parma, che fa capo al ministero dell’Economia e delle finanze e toglieva di fatto il potere ai delegati sindacali di occuparsi delle procedure di adesione alle sigle, è stata annullata. A deciderlo è stato il Tribunale del Lavoro di Parma, che nel contenzioso ha dato ragione alla Cgil, ponendo fine a una situazione anomala che si era venuta a creare da gennaio 2014.

Il provvedimento della Ragioneria territoriale, valido solo per i territori di Parma e Piacenza, aveva imposto nuove modalità per i dipendenti statali di iscriversi, cancellarsi o cambiare sindacato, e quindi calcolare le ritenute destinate alle sigle nelle buste paga. Secondo le nuove disposizioni, in sostituzione dei delegati sindacali, che in passato consegnavano alla Ragioneria i moduli di adesione, le domande avrebbero dovuto essere presentate o in prima persona, o controfirmate dal proprio ufficio di appartenenza, ossia da un dirigente o un superiore. La novità, arrivata come un fulmine a ciel sereno senza che i sindacati fossero avvertiti, aveva sollevato molte polemiche nei rappresentanti dei lavoratori della scuola, che per primi si erano imbattuti nel nuovo regime. Flc Cgil, Cisl Scuola, Uil, Snals Confsal e Gilda degli insegnanti avevano lanciato l’allarme, denunciando “la schedatura dei dipendenti pubblici per opinioni politico-sindacali”.

Nonostante la richiesta di chiarimenti e di confronti, con l’intervento addirittura del prefetto, dalla Ragioneria territoriale si era alzato un muro. I sindacati però hanno deciso di andare in fondo e Flc Cgil si è rivolta al Tribunale del Lavoro, chiedendo i danni alla Ragioneria per il blocco dell’attività e le mancate iscrizioni nel periodo in cui la circolare è entrata in vigore. “Soltanto da noi – spiega Simone Saccani, segretario Flc Cigl – erano rimaste ferme un’ottantina di deleghe”. Il danno economico era calcolabile in circa 300 euro di mancate quote, ma è sul principio che il sindacato è voluto arrivare davanti a un giudice. E il Tribunale del lavoro il 16 giugno ha deciso, in una conciliazione giudiziale, di annullare la circolare riguardante i territori di Parma e Piacenza.

“Il giudice ha proposto la conciliazione e ci ha dato ragione – ha continuato Saccani – E’ stata ripristinata l’agibilità sindacale e le cose sono tornate come sono sempre state”. La vittoria di fronte al giudice Roberto Pascarelli è della Cgil, che vedrà riconosciute le iscrizioni e le quote finora congelate anche retroattivamente, ma la situazione ritornerà alla normalità per tutte le sigle, che potranno continuare a portare le iscrizioni alla Ragioneria tramite i propri delegati. Con l’unico obbligo di allegare ad esse anche la fotocopia di un documento di identità valido, visto che le nuove disposizioni della Ragioneria erano state imposte dopo alcune lamentele di lavoratori che non avevano confermato le proprie iscrizioni.

Come ha riconosciuto però il giudice, le nuove modalità introdotte dalla Ragioneria violavano l’accordo quadro sui contributi sindacali firmato da Cgil, Cisl e Uil e dal rappresentante del ministero nel 1996. “Qualsiasi modifica o intervento, va fatta convocando tutti i soggetti e va riscritta insieme.– ha aggiunto Lisa Gattini di Cgil – Più che un problema organizzativo però, per noi è stato importante batterci sul principio. I lavoratori devono essere liberi di poter esprimere le proprie opinioni politiche e sindacali, senza risponderne a nessuno”.

Community - Condividi gli articoli ed ottieni crediti
Articolo Precedente

Bologna, bando comunale per gestione privata musei “incostituzionale”

next
Articolo Successivo

Grillo: “No a scuole di politica in Emilia”. Ma consiglieri M5S: “Corsi voluti da eletti”

next