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Farmaci antitumorali: le aziende farmaceutiche giocano con le vite umane?

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Abbiamo visto in questi mesi quante aziende farmaceutiche a vario titolo siano implicate in accordi di cartello, prezzi elevati dei farmaci e distribuzione di farmaci non sicuri. In un mio post sui farmaci antitumorali ho spiegato come la materia prima aumenta fino ad un milione di volte quando diviene farmaco per il paziente con un incasso nella filiera della produzione/distribuzione enorme che mal si concilia con la necessità obbligata per pazienti con problematiche cliniche al limite della vita.

Caso ancora più eclatante quello di un antitumorale che per lungo periodo è “sparito” dal mercato italiano: il Leukeran della Aspen, un antitumorale indicato particolarmente nei linfomi non-Hodgking e negli adenocarcinomi ovarici. La distribuzione di questo antitumorale, che in Italia costava 7,13 euro la confezione da 25 cpr rivestite da 2 mg, avveniva per scelta dell’azienda verso altri Paesi dove l’incasso, e quindi il costo per il cittadino, era maggiore oppure veniva venduto online a cifre ben maggiori con riduzione della sicurezza per quanto riguarda la distribuzione ed il controllo.

Dal 1  aprile 2014 è finalmente tornato disponibile in tutte le farmacie italiane con una amara sorpresa: il costo della stessa confezione è aumentato da 7,13 euro a 94,95! Essendo in classe A è a totale carico dello stato con eventuale ticket. Eppure la molecola è la stessa per cui l’azienda non ha dovuto fare nessun esborso aggiuntivo per gli studi clinici e per l’autorizzazione alla immissione in commercio che risale al 2000.

Come si giustifica l’aumento? Erano così in perdita oppure hanno giocato sulla pelle dei pazienti togliendolo dal mercato e rintroducendolo solo dopo mesi a ben più caro prezzo? L’Aifa ha qualcosa da aggiungere oltre all’approvazione della rinegoziazione, da parte del direttore generale Pani, del costo del farmaco in data 17 marzo 2014? Il Presidente del Consiglio Renzi è al corrente di quanti costi aggiuntivi abbiamo, senza giustificazione, in sanità?

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