“La vita – diceva Michel de Montaigne – è un movimento ineguale, irregolare, multiforme”. Non è vero che la gaffe con Sofia Loren del comico toscano che ha presentato i David di Donatello ha riportato attenzione su un “evento che non interessa più nessuno”. In questa Italia dove la sobrietà e la buona educazione vengono mortificate dalla rottamazione persino delle buone maniere, si fa strada il rischio che tutto venga giustificato sull’altare del cambiamento e della modernità.

Dare in televisione della topa o, a seconda delle regioni di provenienza, della gatta, ad una donna che ha fatto la storia del cinema italiano ha poco a che vedere con share e irriverenza: è roba da cafoni, punto. Altro, poi, ragionare serenamente e dati auditel alla mano su format che non tirano più quanto si vorrebbe o su contenitori che non stimolano il grande pubblico a sintonizzarsi su quel canale. Per un ventennio le doglianze della critica televisiva si erano concentrate sulla crisi del racconto, con interi pezzi di vita del nostro Paese sottaciuti o sotterrati a seconda delle esigenze, passando per la proliferazione dei pollai televisivi dove tutti si insultavano reciprocamente anziché spiegare nel merito ricette e proposte.

Ma c’è un pezzo d’Italia che è riuscito a fare anche peggio della politica, evidenziando non la dipendenza dal trash ma la sua omologazione come iper parametro di valutazione. È quella deriva 2.0 che lo stesso comico ha orgogliosamente spiegato ai giornalisti che lo incalzavano, citando eventi simili negli Usa dove i presentatori portano pizze in studio e coinvolgono attori e star. Non si rammenta, ad esempio, che David Letterman abbia mai epitetato in tale modo Hillary Clinton o Madonna nei propri studi. E allora il pericolo che si strutturi una vera e propria arena, con un altro circo mediatico dove tutto è concesso “perché lo spettacolo di prima era noioso in quanto ingessato” è un assunto che non va bene per nulla.

Ed ecco giunti al David, con niente altro se non l’analisi di sempre, con il lato B che sul grande schermo buca più di una lezione di filosofia. Ma non per questo deve passare il messaggio che la seconda debba sparire in favore del primo. Comici o meno.

[email protected]

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Articolo Precedente

M5S sceglie Farage, la stampa (come sempre) il doppiopesismo

prev
Articolo Successivo

Rai, Renzi e la verità

next