Sabato pomeriggio ho accompagnato mia figlia e alcune sue amiche a vedere Maleficent, versione femminil/femminista (così  commentano molti), della Bella Addormentata di Perrault che la Disney portò sugli schermi nel 1959. La moderna versione della fiaba ha il pregio di  raccontare un femminile complesso e non banale. La principessa addormentata quando non dorme è  bella sveglia ed è circondata da  personaggi femminili e maschili molto diversi dalla favola originale e dalle tante favole che ci hanno propinato nell’infanzia. In Maleficent non si ripete lo schema narrativo che scinde il mondo femminile fra fate/madri-buone equipaggiate di dolcezza, remissività e dedizione ad libitum e streghe ribelli, crudeli e mortifere. Da sposare le prime e possibilmente da ammazzare le seconde.

Malefica è la fata protettrice del mondo di Brughiera, abitato da animali fantastici che vivono in pace con la natura. Un regno armonioso  minacciato da quello degli umani, avidi e bramosi di tesori e di potere. La fata  si innamora di Stefano, un giovane ladro che coltiva segretamente l’ambizione di guadagnarsi in qualsiasi modo un trono e sposare una figlia di re. Il giovane opportunista raggiungerà il suo scopo tradendo Malefica che ci rimetterà l’orgoglio e le ali. Infuriata e delusa, piomberà alla festa per la nascita di Aurora, la figlia di Stefano, e lancerà la maledizione sulla culla: l’agguato del fuso e il sonno centennario che solo il bacio del vero amore saprà risvegliare.

Le tre fatine che nella favola tradizionale proteggono Aurora, sono imbranate e inette, intente a contemplare  i  “graziosi” piedini anche quando volano, ignare della costante presenza di Malefica nella vita della loro protetta. La vera madre di Aurora, una rassegnata regina si ammala di depressione e muore senza profferire un “ma!”, mentre suo marito/re, consuma gli anni tra paura e  propositi di rivalsa rinchiuso in una stanza con le ali rubate a Malefica. Come il vecchio sovrano che lo ha preceduto, Stefano serrato nell’armatura di ferro, è incapace di governare sia se stesso che  il regno.

Il finale è una sorpresa. Non sarà il bacio  del giovanissimo principe Filippo, tenero adolescente  a  risvegliare Aurora. Il principino farà cilecca ma supererà il fallimento con leggerezza.  Malefica riconquistate le ali, si scrollerà il re dalle spalle, e  incoronerà Aurora regina dei due regni.

Morale: Malefica guarisce dalla  rabbia grazie all’amore per la figlia di quel re che l’ha tradita. Il vero amore esiste e non è quello che viene donato da un uomo  attraverso un bacio, ma è quello che si coltiva o si riscopre nonostante feroci tradimenti e dolorose sconfitte. Aurora e Malefica si salvano reciprocamente perché  si riconoscono, tessono un’alleanza e come molte donne nella realtà, superano momenti duri anche grazie alle risorse di un femminile fatto di luci ed ombre. Questo è possibile quando le donne accolgono la loro complessità, si permettono di esprimere  la sacrosanta rabbia per le offese subìte senza restarne distrutte o distruggere quello che di bello e di vitale si è salvato. Nessuna univocità, nessun dualismo, la vita è molto più complessa. Una bella lezione per bambini e bambine.

A proposito questa versione della favola è piaciuta molto a mia figlia e alle sue amiche. E  anche alle mamme che le hanno accompagnate.

@Nadiesdaa

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