“Ragazzi quando si decidono le sanzioni europee per le nostre carceriIl 28 maggio, dopo le elezioni”. Rispondono i detenuti/redattori di Numero Zero, il mensile della casa Circondariale Torre del Gallo, che ogni mese esce con Il Ticino, il settimanale della Curia Pavese. Poco si è parlato di questo appuntamento (Napolitano l’ha fatto durante una visita al Carcere di Poggioreale).

Molti, negli Istituti di pena, hanno pronta la domandina risarcimento danni: c’è chi chiederà di essere risarcito per essere stato dentro oltre la pena detentiva dopo l’incostituzionalità della Fini-Govanardi sulle droghe leggere, e chi per le condizioni di sovraffollamento, stigmatizzate da tutto il mondo.

Dopo quattro anni di lavoro in carcere con Vivere con Lentezza, mi sono reso conto che il sovraffollamento, non rappresenta il punto nevralgico per come vengono trattati i detenuti. C’è di peggio: il non far niente. Passare il proprio tempo a guardare la televisione, di cui sono provviste tutte le celle. Pesante è la mancanza di corsi di formazione lavoro, pochissimi i corsi preparatori al dopo, rarissimi i computer, anche per chi ha diritto ad andare a scuola o all’università. Il regime di detenzione è all’insegna della discrezionalità, a partire dalla durata comminata per lo stesso reato. Per evitare le sanzioni, il piano governativo, riduce tutto a un problema di numeri, un downsizing nella peggior tradizione dei tagliatori di teste, tagli orizzontali, che lasciano sbalordito chi li subisce, nel bene o nel male, un’indeterminatezza che indebolisce ulteriormente la credibilità della Giustizia. Le attività culturali diventano così un riempitivo per intrattenere chi usufruisce delle celle aperte, ad appannaggio delle associazioni di volontariato che propongono i corsi più svariati, senza un piano.

Non ero a favore dell’amnistia, lo sono diventato assistendo al continuo palleggiamento tra le forze politiche. A dirla tutta sono perché chi è stato condannato si faccia tutto il periodo comminato, con le dovute correzioni, di applicazione della legge per buona condotta e altro, ma che durante la detenzione, vengano riconosciuti i diritti, allo studio, alle visite parenti, a un luogo vivibile, senza dover chiedere per favore quanto spetta per legge. Non è accettabile un sistema che di fronte alla propria inefficienza crea problemi al territorio che deve accogliere i liberati e ai liberati stessi impreparati, alla nuova libertà. Il tempo è un bene primario, essere lenti non vuole dire essere ritardatari, significa avere una visione di lungo periodo, una strategia, saggezza.

www.vivereconlentezza

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