Exor, la holding del gruppo Agnelli, ha chiuso il primo trimestre con una perdita di 83,2 milioni a fronte di un utile netto di 51,1 milioni nello stesso periodo 2013. Brutte notizie per la società presieduta da John Elkann, che ha in pancia il 30% di Fca, il gruppo nato dalla fusione tra Fiat e Chrysler. Il nipote dell’Avvocato, che nella contesa a distanza con Diego Della Valle – diventato secondo azionista di Rcs dietro Fiat – continua a sottolineare l’ottimo stato di salute delle attività di famiglia rispetto a aziende più piccole come Tod’s (definita “nana”), viene dunque smentito dai numeri. A pesare in negativo (per 91,1 milioni) è soprattutto il risultato delle partecipate, a partire proprio da Fiat e Chrysler che hanno chiuso il trimestre rispettivamente con perdite per 319 milioni di euro e 690 milioni di dollari. L’assenza di dividendi nel periodo di riferimento vale poi 55,7 milioni in meno. E dire che nemmeno un anno fa Exor ha fatto cassa vendendo il 15% della società svizzera di ispezione e certificazione Sgs, cessione che le è fruttata 1,53 miliardi di euro. Il cda presieduto da Elkann in una nota precisa che, a dispetto dei dati sui primi tre mesi, la holding prevede comunque di chiudere l’anno con risultati positivi, sia della capogruppo sia a livello consolidato. Salvo precisare che il consolidato dipenderà in larga misura dall’andamento delle società partecipate. E qui iniziano i dubbi. Perché, oltre a Fca, in portafoglio ci sono Cnh IndustrialCushman & WakefieldBanca Leonardo e la Juventus. E, se Fiat punta a chiudere il 2014 con un utile compreso tra 3,6 e 4 miliardi, sul fronte calcistico la situazione è tutt’altro che rosea.

L’uscita dalla Champions ha pesato sulle casse bianconere, e la vittoria dello scudetto non basterà per mettere a posto i conti: nei primi nove mesi dell’esercizio 2013-2014 la società ha realizzato utili per 1,9 milioni di euro, ma il presidente Andrea Agnelli ha anticipato che entro giugno quella cifra si trasformerà in un rosso superiore a quello dello scorso anno (che era stato di 15,9 milioni). I maligni hanno calcolato che dall’aprile 2010, quando è iniziata la sua presidenza, la squadra ha già accumulato 159,6 milioni di perdite. Il fatto è che ora Antonio Conte punta i piedi: o si comprano i giocatori che gli servono per sognare la Coppa, o l’allenatore è pronto a lasciare la panchina. “La Champions? L’ho vinta da calciatore e la vincerò da tecnico”, ha detto. Ma i soldi in cassa non ci sono, a meno di far lievitare il debito. La necessaria campagna acquisiti potrà al massimo contare sull’incasso dalla (eventuale) vendita di campioni come Vidal o Pogba. Non è detto che a Conte stia bene. Per cui l’addio potrebbe essere vicino. 

Tornando ai conti Exor, la società ha comunicato che il valore netto degli attivi al 31 marzo è di circa 10 miliardi (erano 8,8 al 31 dicembre scorso) mentre il patrimonio netto ammonta a 7,3 miliardi contro i 6,9 dello stesso periodo dello scorso anno. L’incremento deriva principalmente dall’aumento di 458,3 milioni relativo alla quota della holding dell’incremento di patrimonio del gruppo Fiat per l’acquisizione del 41,5% di Chrysler, ed è compensata in negativo dalla perdita trimestrale. La posizione finanziaria netta è positiva per 1,29 miliardi, contro gli 1,28 del dicembre scorso. 

 

 

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