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Chi compra le verdure confezionate? Tanti, troppi

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La nostra vita quotidiana, a ben guardare, è tutta una dimostrazione del fatto che noi occidentali (e oramai non solo noi) viviamo ben al di sopra di quanto ci possiamo permettere, vivendo in un pianeta finito, ossia di quanto madre Terra è in grado di sostentarci.

Ma ci sono alcuni segnali che davvero indicano non solo quanto sprechiamo in risorse, ma anche quanto siamo profondamente stupidi.

Prendiamo i consumi alimentari e concentriamoci in particolare su quei sacchetti di verdure pronte per l’uso che fanno bella mostra di se nei banchi frigo dei non-luoghi (gli ipermercati). Per avere la comodità di  consumare le verdure pronte all’uso, c’è chi è disposto a svenarsi, ossia a pagare 9 euro al chilogrammo della lattuga in cespo che costa, incluso lo scarto, 1.68 euro al chilogrammo.

Un modo di dire popolare è “come il prezzemolo” per indicare un qualcosa di particolarmente comune od addirittura infestante. Bene, il prezzemolo in vaschetta può costare più di 30 euro al chilogrammo. Ed ovviamente trova acquirenti.

Che poi, ironia della sorte, una ricerca condotta dall’Università di Torino ha anche dimostrato che la verdura venduta già pronta non è assolutamente detto che sia così sana come si vorrebbe far apparire. Così, si paga enormemente di più per avere un prodotto che talvolta è addirittura peggiore di quello acquistato sciolto.

Del resto, se nei banchi delle gastronomie troviamo in vendita le patate o le carote bollite è perché fra noi si aggirano dei folli disposti a comprarle. Certe volte mi viene da pensare a quello che diceva un tempo la mia cara nonna, che si era miracolosamente salvata dai bombardamenti: “ci vorrebbe una bella guerra”.

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