L’ad di Alitalia Gabriele Del Torchio, a poche ore dal cda che si è chiuso con un sostanziale nulla di fatto, ha incontrato i segretari generali dei sindacati. Che, insieme alle banche, sono la controparte con cui l’azienda deve ora trattare per risolvere i due principali nodi (costo del lavoro e debito) che sono la chiave per arrivare all’accordo con Etihad. Sul tema, benché sia squisitamente privato, è intervenuto anche il presidente del consiglio Matteo Renzi che, via twitter, ha indicato la posizione del governo: “Aspettiamo la proposta Etihad poi agiremo di conseguenza”. “Prima vediamo se questo matrimonio s’ha da fare”, ha detto anche il ministro dei trasporti Maurizio Lupi, spiegando che il l’esecutivo sta seguendo “con attenzione”, ma lasciando “lavorare le due imprese”: “speriamo che si trovi un accordo”, ha aggiunto Lupi, definendo l’intesa “strategica”. E ha cercato di buttare acqua sul fuoco degli esuberi richiesti dal pretendente arabo: “Non ho mai sentito parlare di tremila tagli”, ha detto, mentre le indiscrezioni parlano una richiesta di esuberi da un minimo di mille ad un massimo di 3 mila unità.

La trattativa, però, al momento sembra congelata, se non saltata. Del Torchio, secondo quanto si apprende, avrebbe detto ai sindacati che la situazione con Etihad non è compromessa, né interrotta, ma la posizione della compagnia di Abu Dhabi sarebbe durissima. Prima di presentare l’offerta vuole vedere fatti concreti: ovvero ripresa della trattativa con i sindacati sul costo del lavoro (mancano all’appello 48 milioni di risparmi, dopo gli 80 già ottenuti con l’accordo i metà febbraio per 1.900 esuberi), soluzione dell’ostacolo del debito (Etihad chiede la rinegoziazione per 400 milioni ma le banche traccheggiano, in particolare Intesa SanPaolo che ha già pagato caro il suo coinvolgimento, si sarebbe messa di traverso) e il decreto per la liberalizzazione degli slot di Linate. Ad ostacolare la trattativa, poi, ci sarebbero anche i contenziosi con Air One e WindJet, su cui Etihad vorrebbe garanzie.

I problemi dei debiti pregressi, del ruolo delle banche e del costo del lavoro “devono essere risolte contemporaneamente in modo che si possa sul serio arrivare a un accordo”, ha confermato dopo l’incontro con Del Torchio il leader della Uil Luigi Angeletti, che lancia un appello: “Se tutti i soggetti, compresi i sindacati, fanno la loro parte, l’accordo è a portata di mano. E noi lavoriamo per un accordo”. E proprio la Uil, a quanto si apprende, sarebbe disponibile ad accettare ulteriori tagli al costo del lavoro, ma solo con la garanzia che l’operazione con Etihad vada davvero in porto. Mostra ottimismo il leader della Cisl Raffaele Bonanni, che assicura: i ritardi nella trattativa “sono schermaglie per arrivare all’accordo”, “accade sempre così, poi ci metteremo d’accordo”. Dalla Cgil, invece, fanno sapere informalmente che il sindacato guidato da Susanna Camusso segue con grande attenzione la vicenda e difenderà in tutti i modi l’occupazione. E l’Ugl assicura il proprio impegno a collaborare “con senso di responsabilità” per raggiungere un’intesa. I sindacati di categoria, intanto, attendono una convocazione al più presto. “So che la questione è complicata, ma non possiamo andare avanti così: è tutto aleatorio, non si capisce se la trattativa con Etihad è ancora in piedi o meno”, osserva il leader della Fit Cisl Giovanni Luciano. Che lancia l’allarme liquidità: la compagnia “continua a perdere giorno dopo giorno, vorrei capire finché ha ossigeno“. 

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