La questione della sicurezza online per i giornalisti e non solo, è diventata sempre più importante nel corso dell’ultimo anno. Anche a seguito della pubblicazione delle dichiarazioni rilasciate da Edward Snowden. Il whistleblower in questi giorni è tornato a parlare, con una testimonianza al Parlamento Europeo nella quale accusa nuovamente l’Nsa di spionaggio internazionale. E coinvolge l’Unione Europea perché secondo Snowden esisterebbero degli accordi segreti tra le agenzie di intelligence degli Stati membri e la Nsa per la condivisione  dei programmi di sorveglianza su come indebolire le difese della privacy. “Ci sarebbero ancora molti programmi di spionaggio non rivelati che potrebbero danneggiare i diritti dei cittadini europei”, afferma Snowden. E lo spionaggio economico sarebbe il principale obiettivo di Washington. Snowden si riferisce in particolare all’accordo sui dati gestiti del circuito Swift, la Società per le Telecomunicazioni Finanziarie Interbancarie Mondiali.

Si suggerisce di sospendere l’accordo Swift antiterrorismo tra Ue e Stati Uniti, secondo il quale Washington ottiene informazioni sui trasferimenti bancari dei cittadini europei che transitano proprio attraverso lo Swift. Snowden evidenzia chiaramente la necessità di rivedere i nostri accordi con gli Usa sullo scambio d’informazioni e di rafforzare le norme europee sulla protezione della privacy dei cittadini europei.

Le ultime dichiarazioni di Snowden arrivano a pochi giorni dal voto che si terrà mercoledì a Strasburgo sul nuovo regolamento sulla tutela delle persone con riferimento al trattamento dei dati personali. Sarebbe la prima riforma delle regole comunitarie sul tema della privacy dopo quasi vent’anni.

Anche Assange sabato, durante un’intervista video alla conferenza SXSW di Austin, si è pronunciato riguardo il sistema di sorveglianza dell’Nsa, affermando che “il potere del popolo è la chiave per smantellare il potere della National Security Agency e le altre agenzie di sorveglianza”. Per poi continuare chiedendosi come sia possibile che Internet, che tutti considerano come forse il più grande strumento di emancipazione umana che sia mai esistito, sia ora coinvolto nella forma più aggressiva di sorveglianza mai vista.

È stato poi chiesto ad Assange se il web è in pericolo a seguito delle rivelazioni dell’Nsa e lui ha risposto: “C’è davvero un serio tentativo per cercare di fermare queste rivelazioni e introdurre un nuovo regime internazionale di censura. Ora che Internet si è fuso con la società umana le leggi che si applicano a Internet si applicano alla società umana. Questa penetrazione di Internet da parte della Nsa e dell’agenzia di spionaggio britannica GCHQ è la penetrazione della nostra società umana. Significa che c’è stata una occupazione militare del nostro spazio civile”.  

Le dichiarazioni di Snowden e Assange fanno da cornice ad altre tematiche molto affrontate nelle ultime settimane sulla stampa e nei convegni. Si è riparlato di sicurezza dei dati, sorveglianza dei governi,  democrazia online, e futuro di Internet. Aumentati anche gli attacchi hacker sofisticati verso i giornalisti, che comunicano con dispositivi e servizi aperti alla sorveglianza, rischiando che i loro materiali vengano attaccati. In un convegno che si è tenuto la scorsa settimana a Baltimora del National Institute for Computer Assisted Reporting (NICAR), sulla digital security, privacy, e le relative proposte per una maggiore sicurezza, è stato consigliato di proteggere meglio le nostre password. E iniziare a prendere l’abitudine di crittografare tutto.

In un’altra conferenza che si è invece svolta a Londra, è stata data molta attenzione al pericolo delle reti Wi-Fi perché non sappiamo chi si può nascondere dietro. Il traffico Wi-Fi agevolerebbe gli attacchi rendendo la comunicazione vulnerabile e i dati facilmente alterabili. Daniel Cuthbert, che ha iniziato l’hacking a metà degli anni Novanta, ha suggerito qualche trucco. VPNs fornisce la segretezza. TOR fornisce l’anonimato. Bisogna proteggere le conversazioni utilizzando dei software per le chat sicuri. Fare attenzione quando si manda una email perché potrebbe essere intercettata in tutto il mondo. Non utilizzare lo stesso browser per tutto: cercare una storia o l’online banking. Essere sempre consapevoli di email e pagine inusuali. E fare attenzione alle applicazioni gratuite sugli smartphone; molte possono accedere al microfono, alla fotocamera, ai dati di posizione. E le inserzioni che contengono possono nascondere spyware.

I progressi di Internet e le continue intrusioni nelle nostre comunicazioni hanno trasformato le relazioni sociali rendendo la protezione dei dati personali più fragile. La semplicità e il basso costo, a cui siamo ormai abituati, di poter comunicare con chiunque e condividere via e-mail, sms o social network, le informazioni, hanno reso la comunicazione più conveniente a scapito della sicurezza. Servono allora sistemi per proteggere i dati e per potersi garantire una maggiore libertà dalle intrusioni ingiustificate. Che siano da parte dei governi o di semplici individui.

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