Assomiglia al nastro aggrovigliato di una vecchia musicassetta, il gene mutato C9orf72 che provoca buona parte dei casi di sclerosi laterale amiotrofica (Sla) e di un particolare tipo di demenza denominata ‘frontotemporale’: proprio l’alterazione strutturale del materiale genetico potrebbe essere alla base della cascata di eventi molecolari che determinano le due malattie neurologiche. Lo hanno scoperto i ricercatori della Johns Hopkins University School of Medicine di Baltimora, che pubblicano i risultati del loro studio su Nature.

Il gene incriminato si trova sul cromosoma 9 ed è sotto la lente dei ricercatori da quasi due anni per il ruolo cruciale che riveste nell’insorgenza della Sla e della demenza frontotemporale. La sua mutazione consiste nella estenuante ripetizione di una ‘parola’ di Dna formata da sei lettere (esanucleotide) in una porzione del gene che non è codificante, che non contiene cioè istruzioni per la produzione di proteine. Nelle cellule sane le ripetizioni sono al massimo 20, mentre nelle cellule dei malati di Sla e demenza se ne possono contare a dozzine e anche a centinaia. Si stima che questa alterazione sia responsabile del 4-8% dei casi sporadici (non ereditari) di Sla mentre, in alcuni gruppi di pazienti, potrebbe determinare fino al 40% dei casi familiari.

I ricercatori della Johns Hopkins University hanno ricostruito in 3D la struttura del gene mutato e della sua ‘copia-carbone’ (ovvero l’Rna), scoprendo che entrambi si aggrovigliano formando strutture a quattro filamenti molto simili a minuscole librerie a scaffali. L’Rna, inoltre, tende a ripiegarsi su se stesso formando protuberanze simili a forcine. Tutto questo caos interferisce con le normali attività del nucleo, tanto che quando la cellule prova a copiare il contenuto del gene C9orf72 in una molecola di Rna, genera molti frammenti non funzionali. Questi, insieme alle porzioni di Rna aggrovigliate, finiscono per intrappolare e bloccare quasi 288 proteine del nucleo, tra cui la nucleolina, che serve a produrre i ribosomi, le fabbriche di proteine della cellula.

L’articolo su Nature

Sostieni ilfattoquotidiano.it ABBIAMO DAVVERO BISOGNO
DEL TUO AIUTO.

Per noi gli unici padroni sono i lettori.
Ma chi ci segue deve contribuire perché noi, come tutti, non lavoriamo gratis. Diventa anche tu Sostenitore. CLICCA QUI
Grazie Peter Gomez

Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Scoperta nuova famiglia di quasi cristalli: “Molte prospettive di applicazioni”

next
Articolo Successivo

L’energia a infrarossi emessa dalla Terra potrebbe diventare fonte rinnovabile

next