Mediaset Premium batte Sky Italia per un centinaio di milioni di euro: ne offre 700 per un triennio (2015-18) e s’aggiudica l’esclusiva per le partite di Champions League. A Sky resta l’Europa League. Poche righe, ecco, e la notizia è servita. Se non fosse più concitata, più intricata o, senza esagerare, quasi epocale. La famiglia Berlusconi trasmette un messaggio, per la concorrenza e per la finanza: il Biscione è pronto a sacrificare un pezzo (Mediaset Premium) per non rischiare di perdere il corpo intero. Questi 700 milioni di euro sono spropositati per l’attuale valore e le attuali capacità di Mediaset Premium: una televisione a pagamento che, con 2,2 milioni di abbonati e ricavi da mezzo miliardo di euro (410 mln a novembre 2013), viene sballottata dai capitali che i Murdoch possono investire su Sky Italia.

Questi 700 milioni di euro, un impegno pesante per un gruppo che ha tagliato 500 milioni di costi in due anni, servono a lanciare il vero modello spagnolo dei Berlusconi: l’alleanza con Telefónica, la multinazionale con sede a Madrid che già sta prendendo il controllo di Telecom Italia. Cosa c’entrano le telecomunicazioni con la televisione e le giocate di Lionel Messi? Telefónica e Mediaset sono azioniste di minoranza di Digital+ (o Canal+), il circuito spagnolo a pagamento: possiedono il 44 per cento di quote, 22 a testa, la maggioranza è di Prisa, la società editrice di El Paìs. Prisa vuole (e deve) vendere: il prezzo fissato è un miliardo di euro. Ma Mediaset e Telefónica possono trattare perché vantano il diritto di veto sui nuovi ingressi, il diritto di prelazione in caso di cessione e, soprattutto, Prisa ha bisogno di ristrutturare il debito e deve fare cassa. Cologno Monzese non attraversa un periodo entusiasmante, il mercato pubblicitario è stagnante e i canali generalisti vanno maluccio, e così Telefónica è il serbatoio che può introiettare liquidità per inglobare Digital+.

Un passo fondamentale per plasmare una società di comunicazione italo-spagnola, cioè Mediaset Premium e Digital+, che può spadroneggiare nell’Europa dei prodotti a pagamento: il Biscione prende fiato e Telefónica guadagna potere. Il debutto è in agenda prima di giugno e la quotazione in Borsa è ancora da valutare. Non è un segreto inviolabile che l’operazione Telefónica-Mediaset sia benedetta da Mediobanca, regista dei soci italiani che stanno consegnando Telecom agli spagnoli. Che c’entra Sky Italia? Un anno fa, stagione di larghe intese e patti di non belligeranza, Cologno Monzese invitava lo squalo Murdoch a studiare i conti di Mediaset Premium, a valutare uno scambio equo: Sky non ha ostacoli per la tv a pagamento, il Biscione conserva l’antico monopolio con Canale5 e sorelle. E faceva sorridere l’improvvisa amicizia fra Pier Silvio Berlusconi e Andrea Zappia, l’amministratore delegato di Sky Italia.

La sintonia ritrovata, e in particolare evocata dai Berlusconi e da Confalonieri, ha generato “l’inciucio” con il comodo baratto fra diritti per l’Europa League (Mediaset) e per la Champions League (Sky). Non è escluso che possa accadere per l’anno prossimo e, ancora, per il triennio che vede trionfante Mediaset. Il calcio non è soltanto un gioco, in questi scenari da miliardi sonanti, è un pretesto: un effetto, non una causa. A Sky Italia devono digerire la sconfitta e, ancora più delicato, scoprire la strategia dei rivali. A Mediaset vogliono accorciare i tempi per far esordire il sodalizio italo-spagnolo con Telefónica (e magari anche con i munifici arabi di Al Jazeera o i tedeschi di Rtl). C’è bisogno di un clima mite. Di una politica rilassata. E poi persino i Murdoch potrebbero affiancare l’impresa. Perché il calcio sarà fede, però il denaro non ha odore.

da Il Fatto Quotidiano del 11 febbraio 2014

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