Alla fine di due settimane di polemiche e discussioni sulla libertà di pensiero e di critica, Adam Verete ha mantenuto il suo incarico di docente in una scuola superiore israeliana. Il caso che l’ha visto rischiare il proprio lavoro per aver messo in discussione in classe le azioni dell’esercito israeliano ha aperto un dibattito sulla sinistra in Israele e su quali siano i temi sensibili su cui esprimere le proprie opinioni. “Mine culturali”, le ha definite il ministro dell’Istruzione, Shai Piron, esponente del movimento centrista e liberale del giornalista Yair Lapid, nel governo guidato dalla destra conservatrice del Likud del premier Benjamin Netanyahu. Vale a dire i temi che occorre trattare con cautela perché potenzialmente causa di tensioni. Tra queste oltre alla religione c’è proprio la legittimità delle azioni condotte dalla Forze di difesa israeliane, che, sottolinea il ministro, tutelano il diritto dello stato a esistere. Un approccio che Verete, in un’intervista ad Haaretz, paragona al clima e all’atmosfera di 1984 di George Orwell.

Proprio sul tavolo del ministro Piron, un paio di settimane fa, era arrivata la lettera di una studentessa dell’ultimo anno di superiori dell’istituto della rete Ort a Kiryat Tivon, nel nord del Paese, in cui Verete insegna, che denunciava le posizioni di “estrema sinistra” del docente. La studentessa accusava Verete di avere definito l’Idf una forza che agisce con inaudita brutalità e violenza. Inoltre, quando la ragazza ha ribattuto alle frasi dell’insegnante, si sarebbe sentita rispondere che quello che lei voleva era “uccidere tutti gli arabi”.

Dalle scrivanie del ministero il testo è finito sulla bacheca Facebook dell’ex parlamentare Michael Ben Ari, esponente dell’estrema destra israeliana. Ed è sul social network, nota Dahlia Scheindlin su sito 972mag, che il tono del dibattito è stato indirizzato come un attacco contro la sinistra, o meglio contro quelli che sono considerati i modi con cui “la sinistra antisionista sta avvelenando il sistema educativo”. Della vicenda si è occupato il comitato per l’istruzione della Knesset, il parlamento israeliano. È stata in questa sede che Svi Peleg, direttore della rete Ort Israel, ha avanzato la minaccia di licenziare il docente.

Dal canto suo Verete, minacciato anche di morte in queste settimane, ha negato di essersi rivolto in modo rude contro la studentessa. Ha però rivendicato il suo essere di sinistra e il diritto a esprimere le proprie opinioni, trovando anche il sostegno di centinaia di studenti, molti dei quali finito l’anno scolastico partiranno per la leva, che hanno manifestato in suo favore. “È importante discutere della moralità dell’Idf, lo dico con alle spalle una carriera militare di 30 anni. L’Idf commette anche azioni immorali, e lo dico con l’affetto che provo per l’esercito”, ha sottolineato lo stesso presidente del comitato parlamentare per l’istruzione, Amram Mitzna, già laburista, ora nel centrista Hatenua, secondo cui “tutti i temi possono essere affrontati da docenti preparati”.

Intanto, il ministro Piron ha annunciato l’istituzione di un comitato per discutere del rapporto tra politica e istruzione. Il caso Verete come un’opportunità, l’ha definito il titolare del dicastero, pur nell’ammettere di non condividere le frasi dell’insegnante sull’esercito. Le dichiarazioni di Piron, ribatte tuttavia il docente sono “problematiche”. Includere la messa in discussione della presunta moralità dell’Idf tra i temi di cui sarebbe meglio non parlare equivale a sviare l’attenzione dall’analisi dei comportamenti e delle azioni dei militari israeliani.

di Andrea Pira

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