L’ex sindaco della Capitale Gianni Alemanno è indagato per finanziamento illecito nell’ambito dell’indagine riguardante la fornitura di 45 autobus alla società Roma Metropolitane. Oltre ad Alemanno l’inchiesta della Procura, che è stata prorogata di altri sei mesi, coinvolge anche l’ex presidente di Finmeccanica Pier Francesco Guarguaglini e altre quindici persone. Tra queste il commercialista Marco Iannilli, l’ex amministratore delegato dell’ente Eur e braccio destro di Alemanno Riccardo Mancini, l’ex assessore regionale del Lazio al tempo della Giunta Polverini Pietro Di Paolantonio. A questi si aggiungono gli imprenditori Roberto Angelo Ceraudo, ex ad di Menarini bus, Edoardo D’Incà Levis e i manager Francesco Subbioni e Fabrizio Francotesta. Le accuse vanno dall’estorsione all’emissione di fatture per operazioni inesistenti, alla corruzione, al favoreggiamento e finanziamento illecito.

Tra le numerose indagini che hanno coinvolto i fedelissimi di Alemanno, l’inchiesta sulla presunta mazzetta per una commessa di filobus è di certo la più scottante. La stessa che lo scorso marzo ha portato in carcere Mancini, e che ora coinvolge direttamente lo stesso Alemanno, indagato per finanziamento illecito ai partiti dalla Procura di Roma, pm Paolo Ielo.

Nel 2009, la Breda, società del gruppo Finmeccanica, mette gli occhi sull’appalto da 40 milioni di euro e per aggiudicarselo, sostiene l’accusa, prima attraverso un sistema di false fatturazioni raccoglie una significativa massa di denaro, e poi li usa per corrompere pubblici ufficiali. C’è un nuovo sistema di potere da oleare. E Mancini è il braccio destro del sindaco. L’ex ad di Eur s.p.a. ha confessato ai pm di aver intascato 80 mila euro ad appalto assegnato. Dopo il suo arresto, ora l’inchiesta si arricchisce con la notizia dell’iscrizione di nuovi indagati, come emerge dalla richiesta di proroga delle indagini, concessa dal gip Stefano Aprile, nella quale compare anche l’ex sindaco, da pochi giorni uscito dal Pdl per approdare ad Officina Italia, piattaforma culturale lanciata da Fratelli d’Italia.

A vario titolo, tra i reati contestati anche corruzione e violazioni fiscali. Gli altri indagati sono Giuseppe Mongello, Patrizio Monaco, Giuseppe Comes, Girolamo De Sanctis, Maurizio Canto ed Emanuele Pavia. Nell’ordinanza di arresto a carico di Mancini, dello scorso marzo, il gip Stefano Aprile scriveva, partendo dalle dichiarazioni degli indagati: “Sotto altro angolo di visuale si considerino le dichiarazioni di Ceraudo e D’Incà, i quali, nell’individuare i destinatari delle somme create con le frodi fiscali ordite, in buona parte ricevute da Mancini, fanno riferimento alla politica romana e in particolare, quella parte della politica vicina al sindaco, così deve ragionevolmente intendersi il riferimento alla segreteria di Alemanno cui allude D’Incà”.

L’ordinanza precisava l’estraneità di Alemanno. L’ex sindaco, indagato per finanziamento illecito, ha sempre evidenziato la sua correttezza: “Si tratta di un atto dovuto – ha ribadito questa mattina – è la coda di una vecchia inchiesta, sono sereno e ho fiducia nella magistratura”. Subito dopo l’arresto di Mancini, ilfattoquotidiano.it chiese all’allora sindaco il ruolo svolto da Mancini nel suo entourage e Alemanno tentò la strada della rimozione: “ Non era il mio braccio destro”, ora attende l’approfondimento di indagine concesso dal gip per altri 6 mesi nei quali gli investigatori completeranno le verifiche sulle condotte dell’ex primo cittadino.

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