Guardare un concerto in televisione è come farsi un bagno in mare col cappotto: non senti le vibrazioni, le imperfezioni, il sentimento; non avverti le tue emozioni e neppure quelle di chi ti è accanto.

La platea per un cantante non può essere un famigliola sul divano o un cliente al baretto con la brocca di birra. E non importa se quel cantante, ormai istituzionale come i saggi di Giorgio Napolitano, dopo aver cercato invano l’ombelico del mondo, sia Lorenzo Jovanotti. L’anziana Rai1 si è concessa una serata di evasione dal suo essere un canale per la terza generazione tra suorine, pretini e improbabili rivisitazioni storiche.

Il direttore Giancarlo Leone, un dirigente che sperimenta con coraggio in mezzo a una palude, ha festeggiato i quasi 3 milioni di telespettatori che si traducono in un misero 13 per cento di share (invece puntava al 26%, almeno così si aspettavano gli inserzionisti pubblicitari). Jovanotti può piacere e non può piacere, non stiamo qui a decretare se le sue canzoni ci ricordino troppo o troppo poco Walter Veltroni (e di conseguenza le meste sconfitte democratiche) e ‘Baciami ancora’ sia un estenuante incitamento al mutismo tra coppie, ma far traslocare un concerto in televisione non è vincente, non può, non se l’obiettivo è avere un pubblico ampio, trasversale e numeroso. Perché le canzoni vanno vissute, non subite, e spesso il televisione è un mezzo che subiamo: lo teniamo acceso per noia, abitudine o compagnia.

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L’evento canoro va caricato di tanti significati e simboli, senza scadere nel predicozzo. Adriano Celentano su Canale 5, due serate in fila, fra i grandi successi, i grandi comizi (a volte eccessivi) e i grandi silenzi, andò oltre il 30% di share. Qualcosa vorrà dire?

 

 

 

 

La risposta al post del direttore di Rai1, Giancarlo Leone: ‘Carlo, la differenza con Celentano è che quello era un programma in diretta costruito per la tv. Questo era un bellissimo film del suo Tour estivo. Mondi non paragonabili. Ogni tanto un gran concerto di musica su Rai1, registrato e montato, fa bene. Benissimo. Buon lavoro’.

Leggi un altro punto di vista sul concerto ‘Lorenzoneglistadi’ di Rai1: ‘Un tributo di qualità a un grande artista’ (dal blog di Domenico Naso)

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