Il Presidente della regione Lombardia, Roberto Maroni, scioglie la riserva e, domani, firmerà la delibera per far partire i lavori di accorpamento di due ospedali storici di Milano: il neurologico Besta e l’Istituto dei tumori.

I soldi pubblici, stanziati dalla Regione, dal Ministero e dal concessionario dell’opera che vincerà l’appalto, saranno 450 milioni di euro. Peso importante ha Intesa San Paolo, avendo in pegno il 60% di Sesto Immobiliare padrona delle aree ex Falck.

Da tutto questo accordo si è staccato il comune di Milano che non ha mai gradito il trasloco dei due ospedali.

Infatti già Formigoni mandò un lettera ultimatum a Pisapia sulla necessità di scelta dettata dalla improrogabile urgenza di ristrutturazione dei due edifici milanesi che ospitano i due ospedali.

Ma in questo periodo di crisi enorme non è meglio ristrutturarli, con una spesa prevista di circa 50 milioni di euro, piuttosto che spostarli e riunirli, con una spesa quasi dieci volte maggiore e con termine dei lavori previsto nel 2019?

Resistono fino al 2019 o occorrerà comunque nel frattempo ristrutturarli con spesa poi “inutile”?

Chi è il manovratore reale di questa operazione fra banche e società immobiliari? Formigoni, da Roma, è ancora la mano lunga?

Anch’io, come Giuliano Pisapia, mi sfilo dal progetto e, come feci l’anno scorso, chiedo a gran voce: “Lasciamoli al verde! Una pianta per favore.

Invito Umberto Ambrosoli ad unirsi a noi ed essere oppositore e controllore.

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