Il cartello è apparso sulla porta a vetri della piccola cartoleria di San Carlo, frazione del Comune di Sant’Agostino (Ferrara), il 19 luglio scorso. C’è scritta una sola parola sul quel foglio di carta bianco, appeso con un filo di nastro adesivo: “Chiuso”. Perché lo Skarabokkio di Giorgia e Omar Vergnani, fratello e sorella, infine, è stato sconfitto. Non dai due terremoti che a maggio 2012 hanno colpito l’Emilia, quello del 20, che ha reso inagibile l’edificio che ospitava l’attività divenuta un simbolo per una popolazione che non si vuole arrendere, e quello del 29, che ha infierito su una terra già inginocchiata. E’ stato schiacciato dalla burocrazia. Dai contributi che non arrivavano mai – le bollette da pagare e le fatture sì, invece, quelle erano sempre puntuali -, dai documenti da compilare, dai requisiti da rispettare, anche per riaprire temporaneamente in una piccola struttura prefabbricata, lontana dalle macerie.

Così, quattordici mesi dopo quella notte drammatica, quella in cui la terra sussultò tanto forte da demolire interamente case, fabbriche ed edifici pubblici, con le tasche ormai vuote e l’amaro in bocca, infine, Omar e Giorgia hanno dovuto scrivere la parola ‘fine’ sulla storia della loro attività. “Abbiamo lottato – ricorda Giorgia – ce l’abbiamo messa tutta, ma quando i soldi finiscono non c’è più modo di andare avanti”.

Lo Skarabokkio i due fratelli l’avevano aperto nel 2009, a San Carlo, un paese in provincia di Ferrara, poco più di 1000 abitanti. Una piccola attività che comprendeva un’edicola, una tabaccheria e una cartoleria. “Andava bene – spiegano i titolari – poi però c’è stato il terremoto”. La notte del 20 maggio, ai sussulti della terra i muri che ospitavano l’attività, infatti, non avevano retto: si erano riempiti di crepe e l’edificio venne immediatamente dichiarato inagibile. Come buona parte di una città che alla luce del sole sembrava squartata dall’interno: la liquefazione, infatti, aveva sollevato le strade e aperto ovunque fenditure profonde, che rigurgitavano acqua e sabbia.

“Non abbiamo voluto arrenderci – continua Giorgia – così ci siamo spostati in un container, una soluzione temporanea adottata per poter riprendere a lavorare. Poi, con i nostri risparmi, abbiamo acquistato una casetta prefabbricata in legno. Tutto pur di riaprire”. Ma i problemi li hanno seguiti. La casetta, infatti, “non era a norma per i requisiti sanitari”: dentro non c’era il bagno, e la struttura era troppo bassa, di 17 centimetri per la precisione. “Ci è stato detto di chiudere”, raccontano i titolari. Una questione burocratica durata mesi, mentre Giorgia e Omar si impegnavano per rilanciare la propria attività: “Abbiamo provato a includere l’abbigliamento tra le merci in vendita, abbiamo organizzato piccole feste per farci pubblicità. Ma non è bastato”.

Giorgia c’era a febbraio scorso, davanti alla Regione, per chiedere alle istituzioni di “non abbandonare i terremotati”. Anche lei era salita su uno dei due pullman che avevano portato in viale Aldo Moro, a Bologna, circa 200 persone, con il proposito di ricordare al commissario alla ricostruzione Vasco Errani che l’Emilia aveva bisogno di “certezze, e non di promesse”. Poi, però, “i soldi sono finiti, e con loro la possibilità di continuare a lottare”. “Purtroppo sappiamo di non essere i primi, e non saremo nemmeno gli ultimi se non questa situazione non si sblocca. A San Carlo le case sono ancora da ricostruire, esattamente come un anno fa, e si attende che quelle promesse formulate da tutti”, da Vasco Errani come dall’ex premier Mario Monti, “abbiano un seguito”.

Per lo Skarabokkio, però, la battaglia è finita. Ciò che resta è la solidarietà che gli ex titolari continuano a ricevere da tanti cittadini, emiliani e non, specialmente attraverso i social network. A raccontare di loro, su Facebook, è il gruppo Magnitudo 5.9: “Signori tutti ho una notizia da darvi, da oggi San Carlo è più povero di ieri, in paese vi sarà un’attività in meno e se va così …questo è solo l’inizio”. Giorgia e Omar hanno preso in gestione un bar a Ferrara, “in affitto ovviamente, da qualche parte dovevamo pur ricominciare”, il Café Makkiato. “Ci hanno detto che siamo coraggiosi, ce la mettiamo tutta. Speriamo solo che le cose, d’ora in avanti, vadano meglio”.

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