Né conservare, né dissolvere. Questa potrebbe essere la parola d’ordine di chi vorrebbe riformare radicalmente l’assetto dei media e della Rai. Perché mai, infatti, conservare conflitto di interessi, censure, bavagli, omissioni, Autorità di garanzia e consigli di amministrazione appaltati in esclusiva ai governi di turno e alle forze politiche?

Allo stesso modo perché mai cadere nella antica trappola di chi vorrebbe dissolvere il servizio pubblico, appaltare tutto a pochi privati, e magari, contestualmente, introdurre il presidenzialismo a telecomando unificato (citazione quasi testuale tratta dal piano di Licio Gelli)?

Quando si comincia a parlare di liquidazione della Rai, di vendita al miglior offerente dei pezzi pregiati, si leggano le sempre documentate inchieste di Carlo Tecce, sará bene accendere i riflettori e non abboccare a qualsiasi amo. Quando il ” modernizzatore” di turno dimentica conflitto di interessi, anti trust, bavagli, liste di proscrizione, sará il caso di diffidare, perché quasi sempre si tratta del vecchio lupo o dei suoi barboncini da salotto, piú o meno televisivo.

Per queste ragioni, come articolo 21, presenteremo la nostra proposta sul conflitto di interessi perché questa é la priorita, il banco di prova per capire chi davvero vuole una riforma e chi ha solo in mente l’estensione del conflitto di interessi e la eliminazione di ogni forma di conflitto.

Nel frattempo ci sembra giusto aderire alla petizione “La Rai ai cittadini“, lanciata su Change.org, da Tana de Zulueta, giornalista libera e coraggiosa, che insieme a Move.On e a tante altre associazioni, propone di tagliare davvero ogni cordone ombicale tra la Rai e ogni interferenza indebita.

Chi non vuole né conservare, né liquidare, batta un colpo, anzi metta una firma.

Qui il link alla petizione.

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