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Il decreto del non Fare… Cultura

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Ennesima occasione mancata per il governo e per l’Italia. Ancora una volta in materia di crescita e di rilancio dell’economia non c’è la connessione con la cultura. Dal decreto del Fare è del tutto evidente la poca attenzione riservata, quasi che non tagliare fondi alla cultura corrisponda automaticamente al suo sviluppo! La cultura ha bisogno di una attenzione speciale perché da sola è portatrice di benessere se finalmente le risorse sono effettivamente destinate per la sua valorizzazione e il suo sviluppo. Ad esempio, molti fondi Ue vengono rispediti al mittente con contestuale perdite economiche e di occasioni di crescita, ma questo sembra passare in secondo piano.

Sulla cultura da qualche anno si scrive di tutto ma a volte sembrano descrizioni disincantate e poco aderenti se non inadeguate alla realtà di territori e professioni che stanno scomparendo. Luoghi della cultura chiusi per manifesta incapacità di gestire anche le poche risorse. A che servono Stati Generali della Cultura se poi i decisori non ascoltano le voci di coloro che sanno di cosa si sta parlando? L’economia della cultura è oggi più che mai disciplina necessaria per una concreta uscita dal tunnel. Non a caso Martha C. Nussbaum afferma che “Solo i paesi che hanno continuato a investire in cultura sono riusciti a fronteggiare in qualche modo la crisi, guardando al futuro”.

Da queste parole emerge il bisogno di agire in controtendenza con una oculata programmazione giocando d’anticipo “sui dati dell’avvenire”

Per esempio, un decreto del Fare avrebbe potuto dinamizzare l’attuale struttura ministeriale per permettere alla motrice cultura di trainare tutti i vagoni portando il turismo in ogni territorio italiano soprattutto in quello più in difficoltà sebbene in possesso di patrimoni rilevanti e conosciuti in tutto il mondo. E’ nel momento della valorizzazione e dell’adozione di modelli gestionali con una preventiva fattibilità economica la chiave di volta per riformare il sistema. Occorre, un cambiamento “culturale”, con strategie economiche, che possa sfidare la crisi con la capacità di attrarre visitatori, investitori e in generale tutti i soggetti, i quali messi a sistema possano generare ricchezza e finalmente sviluppo.

Gira sui social network questa frase “Se invece di un’orchestra fossimo stati una banca ci avrebbero già salvato”.

Nel frattempo in Grecia, chiude anche l’Orchestra Sinfonica Nazionale con ultimo concerto in lacrime.

Quando chiude la cultura muore un intero Paese. 

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