Non sarebbero voluti arrivare a questo ma, dopo l’ennesimo attacco a sfondo razzista, un gruppo di africani residenti ad Atene ha deciso di rispondere alle ronde di Alba dorata: si chiamano “Black panthers” , la stessa sigla adottata dal movimento afro-americano negli Stati Uniti d’America negli anni ’60 e ’70. E fanno la guardia ai banchetti degli immigrati nella capitale ellenica. Per circa due mesi, due volte a settimana, i membri delle comunità di immigrati nel Comune di Atene si sono riuniti clandestinamente in palestre o vecchi negozi, per tentare di capire come difendersi dalle ronde di Xrisì Avghì: dopo mille discussioni e molti no per via della spirale di violenza che si sarebbe potuta innescare, ecco la decisione di dare vita alle Black panthers.

Lo rivela uno dei membri della nuova organizzazione antixenofoba, il 28enne Michael Tsegos, dal canale britannico Channel 4. Se da un lato, dice,“il fuoco non si estingue con il fuoco”, dall’altro non rinnega la sua scelta: “Personalmente sono un membro delle Pantere nere, lo sanno tutti”. E ai suoi avversari consiglia di non mettersi “contro i neri”. Ammette di essersi personalmente trovato ad affrontare estremisti “in oltre dieci battaglie reali” nei sobborghi ateniesi. L’intervista ha però provocato la reazione dell’organizzazione migrante Asante che da anni si occupa attivamente del mondo africano in una realtà delicata come quella greca (le seconde generazioni nell’Ellade). E proprio a seguito delle dichiarazioni Tsegos, Asante in una nota ufficiale ha dichiarato che “da noi non sono mai venuti né organizzazioni né individui identificati come Pantere nere”.

Asante è la prima organizzazione giovanile migratoria operante in Grecia, che ha portato in modo dinamico nel dibattito pubblico la questione degli immigrati di “seconda generazione”. Sin dal 2006 lavora per evidenziare il problema della cittadinanza a bambini di diversa estrazione linguistica attraverso iniziative per modificare la legge sulla cittadinanza. E tramite eventi sociali e culturali, convegni e seminari, e con rappresentazioni teatrali a cura del gruppo “Secondgeneration07”.

Ma chi è Michael Tsegos? Giunse ad Atene con la sua famiglia quando aveva solo otto mesi di vita, frequentando poi le scuole greche e riuscendo a trovare lavoro come tecnico informatico, ma senza la cittadinanza greca così come migliaia di altri bambini migranti nati in Grecia o arrivati in tenera età. Lo scorso ottobre venne attaccato personalmente da una ronda di Alba dorata, i xrysìavghiton, ma come lui stesso dice a muro duro dinanzi alle telecamere, “non ho paura di questo neonazista, stupido, idiota gruppo. Potremo sterminarli dalla faccia della terra”. I membri delle Pantere nere si salvano a vicenda, se uno è attaccato lancia l’allarme agli altri tramite rapidi metodi di comunicazione come le app sugli iPhone e i social network. Utilizzando telefoni cellulari con l’instant messaging la loro risposta è immediata e i soccorsi sono assicurati. Le Black panthers, conclude Michal, “hanno trasformato in meglio la nostra vita, almeno nel nostro quartiere”. Ma la domanda da farsi sarebbe: in tutto ciò, le forze dell’ordine greche che ruolo hanno?

twitter@FDepalo

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Turchia, la strategia di Erdogan per mettere fuori gioco l’esercito

prev
Articolo Successivo

Regno Unito, la “lobby” dei Lord incastrata dalla stampa: “Corrotti”

next