“Non faccio il segretario del partito perché se lo faccio immaginando di poter essere candidato dopo è naturale che vado in rotta di collisione col presidente del consiglio che ha il mio rispetto politico e istituzionale”. Usa un giro di parole Matteo Renzi per spiegare davanti alle telecamere di Porta a Porta che preferisce stare nelle retrovie rispetto alla segreteria del Pd per evitare di dover andare all’attacco di Enrico Letta. Renzi ha raccontato che quando era stata ipotizzata una sua candidatura per Palazzo Chigi, si era sentito “scosso” visto che aveva sempre detto che sarebbe andato al governo dopo aver vinto le primarie. In ogni caso ha spiegato di aver chiamato Letta e di averlo incontrato perché “rispetto ai politici vecchio stile non sono uno che trama” e che nel loro incontro a pranzo c’è stata intesa sul “pieno appoggio l’uno dell’altro. E io – ha concluso – con Enrico sono leale fino all’ultimo giorno”.

Il sindaco di Firenze, proprio a proposito della sua posizione sul governo Letta, parla del conflitto di interessi: “Se avessi vinto le primarie nei primi cento giorni l’avrei fatto. Non so se Letta ce la fa: quando vuole fare un provvedimento deve chiamare il capogruppo Pd che è Speranza e il capogruppo Pdl che è Brunetta e dirgli: sei d’accordo? E’ questo il governo delle larghe intese, se sarà anche di larghe vedute lo vedremo”. Da qui il collegamento con la presunta subordinazione del Partito democratico rispetto al Popolo della libertà: “Spero che il Pd sia in grado di non farsi dettare l’agenda da Berlusconi, che Berlusconi non sia il play maker”.

Intanto, dopo le parole di Walter Veltroni dal salone del libro di Torino, anche il sindaco di Milano Giuliano Pisapia dichiara di essere favorevole a Renzi premier: “E’ l’unico candidato che può portare unità a sinistra allargando il consenso, sempre che si riesca a unire qualcosa che è molto spaccato”.

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