L’inceneritore di Parma ha cominciato a bruciare i primi rifiuti, ma a Ugozzolo a combattere sembrano essere rimasti in pochi. Nel giorno in cui era prevista l’accensione dell’impianto, una cinquantina di attivisti riuniti nella neonata Assemblea permanente no inceneritori, ha presidiato dall’alba i tre ingressi del Polo ambientale integrato con l’obiettivo di impedire l’arrivo dei camion con i rifiuti. Con loro però non c’erano i membri dell’associazione Gestione corretta rifiuti, che da anni si oppongono all’inceneritore, né il sindaco Federico Pizzarotti, che in campagna elettorale aveva promesso di bloccarlo.

“Dov’è il sindaco? Dove sono i rappresentanti del comitato Gestione corretta rifiuti?” hanno chiesto da dietro uno striscione con la scritta “no inceneritore” i manifestanti, che già nei giorni scorsi avevano organizzato una protesta a Ugozzolo. “Grillo in campagna elettorale aveva detto che per accendere l’inceneritore avrebbero dovuto passare sul corpo di Pizzarotti. Ma ora dov’è? – ha detto Luigi Iasci – Vogliamo il suo corpo qui davanti, perché mettere i nostri corpi qui è l’unico modo per chiudere l’inceneritore. I cittadini hanno detto, votando Pizzarotti, che non vogliono il forno. Accenderlo è una decisione che va contro la democrazia“.

A nulla però è servita quest’ultima battaglia, perché i camion di rifiuti a Ugozzolo ci erano già arrivati tra venerdì e sabato, come si è scoperto in tarda mattinata. Una rivelazione che ha acceso ancora di più le polemiche verso Iren e anche verso l’amministrazione Pizzarotti. “Questo fa capire come Iren si comporti in merito alla trasparenza, visto che tiene nascoste le cose anche ai cittadini – ha detto Iasci – Anche la politica però ha una responsabilità forte, perché l’amministrazione non ha fatto nulla per svelare il silenzio di Iren. Il Comune si affida ai cavilli legali e alle carte, ma non si è espresso in nessun modo. Siamo noi la vera espressione di democrazia dal basso”.

Pizzarotti da Ugozzolo non è passato, anche se i manifestanti lo aspettavano, ma dal Municipio l’assessore all’Ambiente Gabriele Folli ha promesso di chiedere spiegazioni a Iren sull’avvio dei test sui rifiuti, di cui non era informato: “Non è giunta nessuna comunicazione in tal senso alla data di venerdì 26 aprile né dalla Provincia né dal gestore dell’impianto, così come non è stato inviato, seppure sollecitato più volte, il verbale della Conferenza dei servizi di mercoledì 24 aprile”. Per questo al Paip c’erano anche ambientale funzionari del servizio Ambiente del Comune insieme alla polizia per “verificare e verbalizzare le procedure connesse all’avvio temporaneo di 50 ore di incenerimento con rifiuti di cui lo stesso Comune ha appreso notizia dalla stampa locale”.

Nei giorni scorsi a tentare di fermare il conto alla rovescia all’accensione era stato anche l’avvocato no termo Arrigo Allegri, presente al presidio. Il legale aveva presentato un esposto alla Procura e una lettera alle istituzioni in cui denuncia le prescrizioni non rispettate da Iren, rilevate anche dai tecnici del Comune. Tra queste, la mancanza del certificato di agibilità dell’impianto e il boschetto “mangia polveri”, che al momento non è ancora cresciuto intorno al forno, oltre al permesso di costruzione che sarebbe scaduto.

Tutte opposizioni che però non hanno intimidito la multiutility, che per non perdere gli incentivi statali aveva come obiettivo l’accensione dell’impianto entro il 30 aprile. La comunicazione dell’esito positivo della messa a punto del sistema impiantistico a caldo con la combustione dei primi rifiuti è arrivata da Iren nella tarda mattinata di lunedì. L’entrata in funzione a tutti gli effetti è prevista il 18 maggio, a quasi un anno esatto di distanza dall’elezione a sindaco di Pizzarotti, che aveva promesso che a Ugozzolo il forno non avrebbe mai cominciato a bruciare.

close

Prima di continuare

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità ci aiutano a pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo, ma non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Sei arrivato fin qui

Se sei qui è evidente che apprezzi il nostro giornalismo. Come sai un numero sempre più grande di persone legge Ilfattoquotidiano.it senza dover pagare nulla. L’abbiamo deciso perché siamo convinti che tutti i cittadini debbano poter ricevere un’informazione libera ed indipendente.

Purtroppo il tipo di giornalismo che cerchiamo di offrirti richiede tempo e molto denaro. I ricavi della pubblicità non sono sufficienti per coprire i costi de ilfattoquotidiano.it e pagare tutti i collaboratori necessari per garantire sempre lo standard di informazione che amiamo.

Se ci leggi e ti piace quello che leggi puoi però aiutarci a continuare il nostro lavoro per il prezzo di un cappuccino alla settimana.

Grazie,
Peter Gomez

Diventa Sostenitore
Articolo Precedente

Concerto primo maggio, Elio e le storie tese ci salveranno da Manu Chao

prev
Articolo Successivo

Amianto, la strage silenziosa delle Ogr. L’ultimo malato: “Colpito 35 anni dopo” (foto)

next