L’innovazione è un fattore chiave della crescita economica… rappresenta un elemento di prosperità e ben essere individuale” ed è per questo “che l’innovazione costituisce il cuore degli obiettivi dell’Unione Europea per il 2020.”

“Tutti gli indicatori dell’innovazione mostrano che le performances dell’Italia [n.d.r. in termini di innovazione] sono tra le meno buone in Europa”.

Sono queste le parole con le quali si apre un rapporto appena pubblicato dall’ambasciata francese in Italia.

Tanti – troppi per dubitare del carattere scientifico ed obiettivo – i dati snocciolati, uno dietro l’altro, nello Studio.

Allarmante il primo di questi dati: l’investimento italiano in ricerca e sviluppo è – se in relazione al nostro prodotto interno lordo – tra i più bassi in Europa, lontano dagli obiettivi identificati, per il nostro Paese, dall’Unione Europea per il 2020.

L’Italia investe in ricerca e sviluppo solo l’1,25% del PIL contro il 2,84 della Germania, il 2,25 della Francia e una media Europea dell’1,94.

Percentuali basse in termini assoluti ma che celano, naturalmente, cifre a nove zeri.

E’ un problema di investimenti pubblici ma anche privati.

Solo sei imprese italiane, infatti, figurano nella top 100 delle imprese europee in termini di ricerca e sviluppo e questo contro le 30 imprese tedesche, le 22 imprese francesi e le 17 inglesi.

A supporto della sua obiettività, nel rapporto redatto dall’ambasciata francese in Italia, si cita la classifica pubblicata ogni anno direttamente dall’unione europea sulla base dei principali indici di misurazione dell’innovazione di un Paese: strumenti, attività delle imprese e risultati.

Il posizionamento del nostro Paese nello scoreboard europeo sull’innovazione è inequivoco e preoccupante.

Siamo al 15° posto in Europa, tra i Paesi considerati “innovatori moderati” in compagnia di Portogallo, Repubblica Ceca, Spagna, Ungheria, Grecia, Malta, Slovacchia e Polonia.

Un piazzamento, sfortunatamente, coerente con quello ottenuto dal nostro Paese nel “Global innovation index 2012” redatto dall’Organizzazione mondiale della proprietà intellettuale e dall’INSEAD [n.d.r. considerata una delle migliori business school al mondo].

L’Italia, nel global index, strappa appena un 36° posto dietro alla Spagna (29°), alla Francia (24°), agli Stati Uniti (17°), alla Germania (15°) al Regno Unito (5°) ed alla Svizzera (1°).

Un piazzamento che ci pone, peraltro, tra i Paesi definiti “underperformers” ovvero tra quelli che, in termini di innovazione, raggiungono risultati inferiori a quelli che potrebbero raggiungere in rapporto al tasso di crescita.

Risultati allarmanti ma, sfortunatamente, confermati da ogni altra classifica e graduatoria volta alla misurazione del livello di innovazione.

Tanto per ricordare qualche altro dato richiamato nello Studio dell’ambasciata francese, nella classifica delle 100 imprese più innovatrici pubblicata dal Forbs compare una sola impresa italiana (la SAIPEM), in 69° posizione a dispetto delle nove imprese francesi e delle 6 tedesche.

Peggio ancora se si guarda alla classifica dei top 100 innovatori pubblicata dalla Reuters, nella quale l’Italia non compare affatto mentre la Francia è presente con 13 imprese e la Germania con una.

Investiamo poco in innovazione e, infatti, brevettiamo meno della più parte dei Paesi europei.

Le uniche ragioni di speranza di inversione del trend e, dunque, le uniche opportunità di risalire la china, a leggere il rapporto sembrerebbero essere offerte dalle Startup innovative che, per fortuna, in Italia non mancano.

Il rapporto dell’ambasciata francese, tuttavia, ricorda che le startup hanno bisogno di finanziamenti e capitali di rischio e che, sfortunatamente, sotto questo profilo, in Italia le cose non vanno affatto bene.

I capitali di rischio investiti nel nostro Paese sono, in termini percentuali sul PIL, tra i più bassi in Europa, con numeri lontani anni luce da quelli spagnoli, tedeschi, inglesi e francesi.

Addirittura peggiori i dati relativi alla facilità di accesso al credito bancario: l’Italia occupa l’ultimo posto [n.d.r. siamo il Paese nel quale è più difficile accedere al credito bancario per un’impresa] nella classifica redatta dall’OECD.

Tristemente condivisibile la conclusione del rapporto dell’ambasciata francese secondo il quale se, nei dati delle classifiche sin qui ricordati si inserissero i numeri relativi alle conferenze, ai workshop, ai festival, alle esposizioni e ai premi relativi all’innovazione, il nostro Paese si classificherebbe tra i primi al mondo.

Come dire che in Italia si parla tanto di innovazione e futuro ma, purtroppo, mancano fatti e, soprattutto, propensione all’investimento. 

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