Il suo nome, da qualche giorno, è sulla bocca di tutti. Claudio Messora, blogger “naturalmente eretico”, come lui stesso si definisce su Twitter, è il portavoce del Movimento 5 Stelle. Anzi no, “i portavoce del M5S sono i capigruppo di Camera e Senato“, come si è affrettato a dire Beppe Grillo giovedì mattina. Messora, con Daniele Martinelli, è il “responsabile delle strutture di comunicazione” – dice sempre Grillo – il cui compito è quello “di sviluppare l’interazione con i cittadini e promuovere le iniziative dei parlamentari del M5S in Rete e attraverso i canali tradizionali”. Una distinzione sottolineata dallo stesso Messora nelle ore successive ai microfoni di Sky: “I parlamentari hanno i loro portavoce che non siamo noi”.

L’equivoco, sostengono i due, è nato probabilmente dalle “aspettative nei confronti del modo tradizionale con cui i partiti si interfacciano con la stampa”. “Da quando sono stati annunciati i due gruppi di comunicazione del M5S – si legge sul blog di Grillo – si è scatenato un tiro al bersaglio da parte della stampa”. Secondo il comico genovese “vi è un attacco ad alzo zero preventivo della stampa su Claudio Messora” e “questo certifica la bontà della scelta”.

L’ultima polemica si è agitata dopo l’editoriale di Marco Travaglio pubblicato sul Fatto di giovedì dal titolo “I portasilenzio”. Messora ha replicato piccato su Facebook: “Travaglio sa benissimo che io non sono mai stato un portavoce. Detto e ribadito stamattina personalmente. Traetene le conclusioni da soli”. Ora arriva la difesa d’ufficio del leader sul suo blog. In attesa di vedere in cosa consisterà effettivamente il lavoro del “responsabile delle strutture di comunicazione” che, come annunciato dallo stesso Grillo, “si trasferirà a Roma nei prossimi giorni”.

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