Il Parlamento appena insediato si accinge a esprimere un governo, e poiché non c’è una maggioranza definita, si cerca un minimale accordo di programma sul quale possano convergere forze politiche diverse; l’on. Bersani ne ha proposto uno di otto punti, ma è prevedibile che potranno esserne formulati altri. Gli otto punti di Bersani includono la riduzione delle spese della politica (punto 3), che in Italia sono esagerate, e l’aumento degli investimenti sull’istruzione e sulla ricerca (punto 8). Purtroppo il dialogo tra scienza e politica in Italia è sempre stato un dialogo tra sordi.

La politica italiana ha raramente attratto grandi intellettuali, e quando è accaduto si è prevalentemente trattato di umanisti e giuristi. Colpa della politica, certo, ma anche degli scienziati che l’hanno sostanzialmente disprezzata. Lo scienziato riconosce alla politica un solo ruolo utile: finanziare la sua ricerca. La politica riconosce alla scienza un solo ruolo utile: produrre ricadute tecnologiche immediatamente vendibili e monetizzabili. In breve, la scienza chiede soldi alla politica, e la politica li chiede alla scienza.

Poiché gli scienziati sono furbi, non hanno difficoltà a promettere ricadute economiche mirabolanti dalle loro ricerche; ma anche i politici sono furbi, e non ci cascano. Tutti ricorderanno che l’on. Berlusconi, che non manca di furbizia, aveva detto che un paese che produce belle scarpe non ha bisogno della ricerca: secondo lui c’è più ricaduta a investire sui calzaturifici che sulle università. Sul breve termine probabilmente è vero: se si misura il tempo sul metro dei termini di prescrizione dei reati finanziari, la cultura non è mai un buon investimento.

Investire su scienza, cultura e formazione può occasionalmente produrre brevetti utilizzabili nell’industria nazionale, ma in genere paga in un altro modo, e su una scala temporale che richiede lungimiranza. La risorsa naturale più importante di questo paese è costituita dai cervelli dei suoi cittadini: coltivarla significa fare un investimento ad ampio spettro che non si può misurare contando il costo di ogni singolo laboratorio, ogni singola aula universitaria. I ricercatori italiani sono perfettamente consapevoli delle difficoltà economiche del paese: se ci sono pochi soldi, ci arrangeremo in attesa di tempi migliori; ma per favore, che non ci sia richiesto di produrre altro che scienza, cultura e formazione.

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