Il voto all’estero anche in questa tornata rischia di far scattare meccanismi perversi che possono provocare guasti nel libero esercizio democratico della scelta dei parlamentari. Eppure, all’estero a differenza che in Italia, la legge prevede una modalità di voto con le preferenze. Ma ci sono elementi che comunque turbano il corretto esercizio del voto tra i connazionali. La campagna elettorale all’estero è molto costosa poiché i vari collegi elettorali sono estesi. Allora a qualcuno piace vincere facile, utilizzando stratagemmi irregolari. E’ il caso di quei candidati che utilizzano le strutture dei patronati per la propria campagna elettorale.

I patronati all’estero sono finanziati con fondi dello Stato per svolgere funzioni di ausilio ai connazionali per il disbrigo delle incombenze pensionistiche, tributarie ed assistenziali. Se diventano, durante la campagna elettorale centri di raccolta dei plichi elettorali o sedi per attività di propaganda elettorale o di comitati elettorali di taluni candidati, è chiaro che siamo in presenza del reato di peculato, poiché si utilizzano fondi pubblici che hanno altre destinazioni. Si provoca in questo modo un turbamento dell’andamento democratico della competizione elettorale. Infatti non tutti i candidati hanno legami stretti con queste strutture che sono disseminate in tutta Europa grazie ai sovvenzionamenti statali. Eppure in questi giorni si ha notizia di funzionari di questi enti che viaggiano in tutta Europa a spese dello Stato per organizzare nelle sedi dei patronati incontri elettorali, comitati elettorali per un singolo candidato, o si utilizzano queste sedi per l’arrivo di materiale di propaganda elettorale.

Insomma questi luoghi diventano veri e propri comitati elettorali per candidati magari ex appartenenti ai medesimi enti. Bisogna premettere che la credibilità dei patronati presso i connazionali è alta, poiché questi enti sono utili, posseggono tutti i dati di chi ha trattato incombenze delicate, nonché dati sensibili sulle numerose famiglie di italiani all’estero. Generalmente un italiano che vive all’estero si rivolge a loro lasciando le sue carte e torna a ritirare la pratica eseguita. E’ così per la pensione, per la dichiarazione dei redditi, per il pagamento dell’Imu, della Tarsu etc.. Per questo il connazionale alle prese con il complicato plico elettorale spesso si rivolge a questi funzionari (pagati con soldi pubblici) per farsi risolvere, spiegare o compilare questa modulistica.

Il vizio di lasciare i plichi in patronato e risolvere il problema del voto è frequente, in molti pensionati. Ma il funzionario dovrebbe rifiutarsi di accettare i plichi e spiegare semplicemente le modalità del voto che dovrebbe essere effettuato in totale riservatezza a casa dal connazionale. Inoltre anche l’uso delle banche dati di questi enti a fini elettorali prefigura un abuso sul quale i ministeri competenti ed i consolati dovrebbero vigilare. Insomma l’uso dei fondi pubblici destinati ad aiutare i pensionati italiani all’estero e le famiglie in difficoltà spesso rischiano di diventare risorse sprecate durante la campagna elettorale per finanziare appartenenti a questi enti che eleggono ex appartenenti ai patronati.

Perché se è vero che è pur lecito che un sindacato dai soldi delle tessere degli iscritti, dia contributi ad un candidato, non è ammissibile che le sedi dei patronati collegati, finanziati dallo Stato, siano utilizzati come comitati al servizio di qualche candidato o utilizzino i propri mezzi per la campagna elettorale. Ma oggi i Ministeri preposti (Lavoro ed Esteri), che tanto hanno tagliato in questi fondi, sono in grado di impedire questa distrazione ed un uso distorto delle poche risorse a disposizione dei connazionali? Hanno organizzato appositi monitoraggi per verificare l’attività di questi enti in questo periodo di campagna elettorale?

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