Avendo scritto l’ultima volta sulle balle berlusconiane e sui possibili modi di contenerle, ricevendo molte proposte in merito, mi permetto di ritornare sull’argomento. Oltre alle balle di Berlusconi, quelle che enuncia nei suoi interventi pubblici, chiamiamole “balle dirette”, ci sono anche, non meno pericolose, le balle su Berlusconi, “balle indirette”, che vengono fatte circolare dai suoi fedeli, dal suo staff, dai suoi sondaggisti. Da qualche giorno ne gira una, quella su Kakà, che non posso trascurare, come cittadino ma anche come milanista di antica fede. Scrive Repubblica di ieri, pur catalogando la notizia tra le “curiosità” e titolando tra virgolette, come un’affermazione dei sondaggisti del Pdl, che l’eventuale ritorno di Kakà al Milan varrebbe, per il partito, un incremento di voti del 2%.

Io ho provato a pensare a chi possono essere questi votanti che fanno dipendere il loro voto dalla campagna acquisti del Milan. Intanto devono essere cittadini abbastanza confusi se sovrappongono il loro tifo calcistico alle scelte politiche, e quindi escludiamo, per fortuna, un discreto numero di cittadini che scelgono in maniera più matura. Poi devono essere elettori ancor piuttosto incerti sulla loro scelta, una scelta non lontana dal Pdl, perché un elettore decisamente di altra area, per esempio uno dei tre milioni che hanno partecipato con passione e convinzione alle primarie del Pd, non si farà condizionare dalle vicende milaniste, che pure a me stanno molto a cuore. E il cerchio si restringe. Inoltre devono essere milanisti e quindi dobbiamo escludere tutti gli “infedeli”, interisti, juventini e chi più ne ha più ne metta, che, purtroppo, rappresentano un bella fetta di italiani.

A meno che non ci sia qualcuno di altra fede calcistica che considera l’acquisto di Kakà un danno, un indebolimento per il Milan e, con il suo voto, voglia ringraziare Berlusconi per aver fatto un bel regalo agli avversari del campionato. Perché c’è anche questo punto da considerare, l’aspetto tecnico della faccenda, su cui potremmo aprire un bel dibattito.

Per esempio, mentre io sono troppo affezionato a Kakà, al suo gioco, al suo stile per non entusiasmarmi all’idea di rivederlo in rossonero, ho sentito diversi amici milanisti piuttosto scettici su un’operazione un po’ rischiosa, dubbiosi sulla condizione fisica del calciatore, incerti sul suo inserimento negli schemi della squadra. Sono amici molto informati, che mi hanno ricordato che Berlusconi già una volta per celebrare la sua capacità di mantenere le promesse portò come esempi l’eliminazione dei comunisti e l’acquisto di Ronaldinho. Già! Ma a cosa sono servite queste imprese? Cosa ci ha fatto vincere Ronaldinho? Ci sono esseri razionali tra i milanisti, che ricordano e ragionano e non si bevono tutte le fanfaronate presidenziali.

Insomma tagliando qui, sfoltendo là, restringendo per più motivi il cerchio, alla fine quanti voti può muovere l’arrivo di Kakà? Una mezza dozzina? Un centinaio? Un migliaio? Quanto all’annunciato 2%, cataloghiamolo come una new entry nella complessa fenomenologia della balla berlusconiana ma, almeno tra persone serie come considero quelli di Repubblica, non facciamola girare troppo, che poi qualcuno ci crede.   

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