Nessuna sopresa, la scure della disciplinare si è abbattuta duramente sul Napoli, comminando agli azzurri due punti di penalizzazione immediata e squalificando per sei mesi il capitano Paolo Cannavaro. Stessa sorte per l’altro difensore partenopeo, Gianluca Grava. A queste sanzioni la Commissione disciplinare ha aggiunto un’ammenda per la società di 70mila euro. E ora si trema per le possibili decisioni della Uefa: il codice etico voluto da Platini imporrebbe l’esclusione dalle coppe europee delle squadre coinvolte – direttamente o indirettamente – in casi di illecito.  Nei mesi scorsi, quando il caso calcioscommesse era agli albori e non erano ancora stati emessi verdetti, i vertici della Figc sembravano aver ottenuto da Platini la garanzia che le squadre coinvolte nei procedimenti non sarebbero state punite con l’esclusione. Ora che la sentenza è arrivata, però, la paura di una sanzione esemplare dell’Uefa è tornata, sulla scorta di quanto avvenuto alla squadra turca del Fenerbahçe, esclusa un anno fa dalla Champions per un caso di illecito in patria.

Cannavaro e Grava, per i quali il procuratore federale aveva chiesto una sanzione di 9 mesi, sono stati puniti per non aver denunciato la proposta di combine della partita Sampdoria-Napoli del 16 maggio 2010 ricevuta dall’ex compagno di squadra Matteo Gianello. E anche il club di De Laurentiis, che con questa squalifica ha ora 31 punti scivolando al quinto posto, è stata punita per l’illecito sportivo commesso dall’ex portiere Gianello. Per il tentato illecito l’ex portiere partenopeo è stato squalificato per 3 anni e 3 mesi. Le decisioni della Disciplinare ora possono essere impugnate davanti alla Corte di Giustizia Federale. Il procuratore Stefano Palazzi aveva chiesto un solo punto per responsabilità oggettiva alla società partenopea anche per il ruolo “marginale” ricoperto da Gianello, allora terzo portiere della squadra.

La sentenza, secondo l’avvocato del club Mattia Grassani, è sta accolta “con grande disappunto, disagio e protesta: è una sentenza ingiusta e assolutamente inadeguata ai tempi rispetto all’istituto della responsabilità oggettiva. Il Napoli – spiega il legale – ha subito danni patrimoniali, d’immagine e anche tecnico-sportivi e sono tutte ragioni di risarcimento che potranno essere prese in considerazione una volta esauriti i gradi di giustizia”. Per quanto accertato dalla commissione disciplinare “non c’è alcuna responsabilità né di culpa in vigilando né di omesso controllo da parte della società che paga il comportamento di un ex-tesserato come Matteo Gianello, in scadenza di contratto, che nella stagione 2009-2010 non giocò nemmeno un minuto”. 

Nell’ambito del processo sul calcioscommesse, la Commissione Disciplinare Nazionale ha inflitto inoltre due punti di penalizzazione e 10 mila euro d’ammenda al Portogruaro. Il club veneto paga l’illecito contestato al tesserato Claudio Furlan in relazione alla partita Portogruaro-Crotone del 29 maggio 2011. Prosciolto invece il Crotone, per cui il procuratore Stefano Palazzi aveva chiesto un punto di penalizzazione, mentre la Spal ha ricevuto un’ammenda di 5 mila euro. Agli altri tesserati invece sono stati inflitti tre anni e nove mesi a Silvio Giusti, un anno e 7 mesi per Marco Zamboni e un mese per Andrea Agostinelli David Dei.

Nel corso dell’udienza del processo che si è tenuta lunedì 10 dicembre a Roma, la Commissione aveva accettato sei istanze di patteggiamento avallate dal Procuratore Federale: 20 mesi e 20 giorni per Claudio Furlan, 9 mesi per Federico Cossato (già fermato per 3 anni e 6 mesi dalla Corte di Giustizia Federale), 4 mesi a Dario Passoni (da aggiungere ai 20 mesi e 15 giorni frutto di precedenti patteggiamenti), 2 mesi per Gianfranco Parlato (già squalificato per 3 anni), 5 mila euro d’ammenda per l’Albinoleffe e 100 euro per l’Avesa, club di seconda categoria che per il centenario ha ingaggiato Cossato, in seguito squalificato.

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