In molti, dopo la pubblicazione della lista dei deferimenti per lo scandalo calcioscommesse, credevano che tra i 22 club coinvolti ci fosse anche l’Aversa Normanna, squadra campana che milita in Seconda divisione. E invece no. Tutta colpa di un ‘erre’ di troppo nei primi lanci d’agenzia. Una volta ristabilita la verità, però, il banale errore ha fatto emergere una storia che ha dell’incredibile. A subire il provvedimento del procuratore Stefano Palazzi, infatti, è stata l’Avesa, squadra di un quartiere di Verona, colori sociali il rosso e il blu. Il campionato in cui gioca? La Seconda Categoria, ovvero la penultima serie prevista dalla Federazione Italiana Gioco Calcio.

Come l’hanno presa in Campania? Male, almeno a leggere il comunicato ufficiale diffuso dalla società: “La S.F. Aversa Normanna, smentendo quanto riportato sul Televideo Rai e su altre agenzie di stampa, afferma in maniera certa di non essere fra le società deferite dalla Procura federale, in merito alla vicenda del calcio scommesse. Il disguido è nato perché, fra i club coinvolti, c’è l’U.S. Avesa HSM, società che milita nel campionato veneto di seconda categoria, alla quale la S.F. Aversa Normanna non è assolutamente legata”.

Disguido risolto: i ‘cattivi’ sono i dilettanti veneti. La loro colpa è quella di aver tesserato nel 2010 un ex atleta di Serie A nato proprio da queste parti: trattasi di Federico Cossato, già idolo del Chievo di qualche stagione fa, ingaggiato per inserirlo tra i festeggiamenti del centenario della fondazione. Altro che calcio professionistico e soldi per truccare le partite: l’Avesa, infatti, è una società di quartiere, come tante altre, con qualche vecchia gloria e tanto volontariato. Qui è nato anche Franco Bergamaschi, discreto centrocampista degli anni ’70, prima con la maglia del Verona poi anche con quella del Milan. Ma la “frittata”, secondo gli inquirenti,  il piccolo club l’ha fatta ingaggiando Cossato al fine di celebrare il centenario di fondazione. Evento importante e soliti rituali: una pubblicazione con foto d’epoca, una grande festa usando gli spazi della parrocchia, la voglia di stare assieme. Nulla di più.

Eppure il nome della squadra è finito nella black list della Procura. Per colpa di Cossato. L’ex attaccante del Chievo, del resto, ha disputato una sola partita, il 21 dicembre 2010, con l’Avesa calcio a 5. Il giocatore è risultato coinvolto nell’affaire calcio scommesse e così l’Avesa è stata deferita per responsabilità oggettiva. Chissà cosa avrà combinato in quell’occasione il povero Cossato, quale volume di scommesse si saranno riversate su una sfida di calcetto.

“Una situazione paradossale – ha commentato il presidente dell’Avesa Gabriele Recchia – tutto questo mi pare assurdo, pensavo fosse uno scherzo. E invece ci toccherà andare a Roma e cercarci pure un avvocato”. Una beffa. Proprio domenica scorsa battendo il Crazy, squadra in cui da ragazzino giocava un certo Cristiano Doni e di cui il papà era presidente, la formazione rossoblù aveva conquistato l’accesso ai playoff di Seconda categoria girone A. Ora come un fulmine a ciel sereno ecco il deferimento, il nome della società tirato in ballo per una vicenda che da Avesa sembra lontano anni luce. Qui ci si paga il borsone, le maglie e gli scarpini, la società per far quadrare il bilancio e far giocare i ragazzini batte cassa alle famiglie. Premio partita, al massimo, una pizza e un’aranciata. Avesa, crocevia del calcio scommesse suona davvero strano, ma il documento parla chiaro. Deferiti per responsabilità oggettiva, multe e penalizzazioni in arrivo. Ma il pensiero dei dirigenti dell’Avesa è un altro: “Quanto ci costerà il viaggio a Roma e l’avvocato?”.