Non chiedete a Pierluigi Bersani di fare i nomi dei suoi miti. E’ proprio una domanda a cui non sa rispondere, che si tratti di icone politiche o sportive. Domenica, a Stadio Sprint, Enrico Varriale ha mandato in onda l’anteprima di 90 minuti, trasmesso ieri da Raisport1. Da una parte Bersani, dall’altra Renzi.

Quando uno parlava, l’altro veniva cristallizzato in un esaltante fermo-immagine. Tema: centrosinistra e sport. Bersani a sinistra (dello schermo), cravatta e giacca scura. Renzi a destra (non solo dello schermo), camicia bianca e piacioneria. 

Ricordi, buoni propositi e malinconie. “Sono juventino, la partita che più ricordo è l’addio di Del Piero” (Bersani); “La prima volta che andai allo stadio segnò il mio mito Antognoni” (Renzi).
Poi, verso la fine, il nuovo dramma bersaniano. Varriale: “Con quale mito sportivo vi identificate?” Lunedì, a Sky, Bersani aveva incautamente citato “Papa Giovanni” (e mezzo web sta ancora ridendo). Stavolta è andata perfino peggio: “Chi mi piacerebbe essere? Sergey Burqa. Oh ragassi, faceva un record ogni 15 giorni, prova a rottamarlo quello lì”.

Il famosissimo Sergey Burqa, verosimilmente un saltatore islamico che soleva solidarizzare con le femministe. Mentre Renzi continuava a recitare il compitino da primo della classe, nominando Carl Lewis (cioè lui) e Dorando Petri (cioè l’avversario), gli spettatori si sono forse chiesti che razza di infanzia abbia mai avuto Bersani per meritarsi tale Pantheon. Di cui magari fanno parte anche Faustino Cippi, Gino Bertoli e l’inarrestabile Michele Platani, noto fantasista con l’alluce verde.

Il Fatto Quotidiano, 20 Novembre 2012

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