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Enel minaccia Greenpeace: “Cancellate il film di Calopresti. E’ diffamatorio”

Nel mirino del colosso dell'energia il cortometraggio “Uno al giorno” presentato al Festival di Roma. Già in passato il gruppo ha cercato di fermare le campagne informative degli ecologisti, ma il Tribunale di Roma ha respinto le cause per diffamazione grazie all’evidenza dei dati scientifici prodotti dall'associazione
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Puntuale come sempre arriva la diffida di Enel. Sì, perché il gigante italiano dell’elettricità proprio non ci sta ad essere messo alla berlina dalle campagne informative di Greenpeace. E sono bastate 24 ore dalla pubblicazione del cortometraggio “Uno al giorno” (postato online in esclusiva dal fattoquotidiano.it) che all’indirizzo dell’associazione ambientalista sono arrivate le minacce legali.

“Vi diffidiamo a procedere all’immediata rimozione del filmato in oggetto dal vostro sito, nonché ad astenervi dal tenere condotte calunniose e diffamatorie nei confronti delle società del gruppo Enel”, si legge sulla lettera firmata dal presidente della multinazionale Giovanni Mancini. Il cortometraggio incriminato denuncia gli impatti sanitari e sull’ambiente della produzione di energia con il carbone da parte di Enel. Presentato alla giornata inaugurale del Festival del Cinema di Roma, è stato accolto dagli applausi del pubblico. Sarà anche perché, contenuti a parte, vanta un cast di tutto rispetto: dalla regia di Mimmo Calopresti, alla partecipazione di Alessandro Haber, fino alle musiche dei Subsonica. Tutti artisti che volentieri hanno accettato di collaborare gratis alla campagna informativa del gruppo ecologista. Che per il gigante dell’elettricità è una mera operazione diffamatoria. 

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Perché per caso divulga informazioni scientifiche sbagliate o distorte? Manco per niente, tant’è . Nella diffida che chiede la rimozione immediata del corto non c’è neanche una riga a confutare i contenuti. Quello che Enel non tollera è lo sberleffo. E’ Haber che, nei panni di un invadente promoter dell’azienda, ogni qual volta tocca un oggetto con le mani lascia impronte color nero pece. E il fatto che, nonostante il greenwashing dell’azienda, qualcuno continui a ricordarle come la stragrande dell’energia prodotta (il 41 per cento, dato non smentito) provenga da una delle fonti fossili più inquinanti al mondo: il carbone, seconda solo al nucleare per pericolosità. “E dire questo, assieme al fatto che i costi sociali e ambientali sono scaricati sulla collettività, secondo Enel, è calunnia”, si legge nel comunicato di Greenpeace.

E ora? “Non arretriamo di un millimetro”, annuncia Andrea Boraschi, responsabile campagna Energia e Clima dell’organizzazione. Una consapevolezza nei propri mezzi che viene anche dall’esperienza, perché quando l’associazione pubblica in Rete una campagna, gli uffici legali di Enel minacciano fuoco e fiamme. Con risultati modesti. “Come lo scorso 12 ottobre quando il Tribunale di Roma ci ha dato ragione perché ‘il nucleo essenziale della notizia riportata da Greenpeace è conforme a verità…’. Quindi noi andiamo avanti”. 

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