Quest’autunno stanno cadendo più femmine che foglie. Ma il fenomeno non è stagionale: si chiama femminicidio, ed è uno dei più significativi risultati dell’artigianato italiano. Omicidi fatti in casa, con passione, da uomini che credono ancora nel lavoro manuale. E che poi, una volta arrestati, vengono difesi dalle loro madri, donne anch’esse. D’altronde, si sa, “la madre dei maschilisti è sempre incinta” – e di solito il figlio assomiglia al padre. Comunque, su questa storia del femminicidio è stato versato più inchiostro che sangue; perché scriverne ancora? Solo perché in Italia esiste un movimento, “Se non ora, quando?”, che ha fatto della condizione femminile in Italia la sua battaglia; o almeno, così dice quando si tratta di chiedere donazioni e sostegni economici.

Perché finché si trattava di mandare a casa Berlusconi, allora campagne virali, mobilitazione generale, e tutte in piazza del Popolo a gridare “Adesso!” – renziane ante litteram. Ora invece, che le femmine non se le scopano ma le ammazzano, e non puttane consenzienti ma donne innocenti, al massimo ci scrivono un post sul sito tutto rosa. Che nel binomio Sesso&Morte fosse il primo fattore a sbigliettare di più non avevamo dubbi; ma questa è la realtà, non un film delle sorelle Comencini. E allora il dubbio che ebbi due anni fa sembrerebbe trovare conferma: e cioè che il movimento “Se non ora, quando?” ha sfruttato il corpo delle donne per ragioni politiche. Anzi, ne ha sfruttato lo sfruttamento: uno sfrutto al quadrato. Per carità, l’anti-berlusconismo era ed è una buona causa; ma il fine giustifica i mezzi? 

Ora che Berlusconi si è ritirato a vita sessuale privata, le femministe italiane si possono dichiarare appagate – e morire in pace, uccise dai propri partner? Insomma: 

Signore e signorine, se non ora, ma dico io, quando?

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili

B.COME BASTA!

di Marco Travaglio 14€ Acquista
Articolo Precedente

Ma il femminicidio è una dura realtà che va combattuta

next
Articolo Successivo

Parlare di femminicidio a babbo morto

next