Più donne nei consigli di amministrazione – quasi tutti al maschile  – delle società pubbliche. Il consiglio dei ministri ha approvato in via definitiva il regolamento sulle cosiddette ‘quote rosa’ nei consigli di amministrazione e di controllo delle società controllate dallo Stato, che obbliga le aziende a modificare i propri statuti per garantire l’equilibrio tra i generi.

Il regolamento approvato oggi attua l’articolo 3 della legge 120 del 2011, che estende le quote rosa previste già per le società quotate anche a quelle pubbliche non quotate. Le nuove regole consentono alle singole società a controllo pubblico di modificare i propri statuti per assicurare l’equilibrio tra i generi: questo equilibrio si considera raggiunto quando le donne sono almeno un terzo dei componenti eletti dell’organo amministrativo o di controllo. Questo obbligo diventa efficace dal primo rinnovo degli organi sociali successivo all’entrata in vigore del regolamento e per tre mandati consecutivi.

Inoltre, per assicurare la gradualità dell’applicazione del principio, per il primo mandato verrà riservata alle donne una quota pari ad almeno un quinto degli amministratori e sindaci eletti. Sarà il ministro delegato per le pari opportunità a monitorare e vigilare sull’attuazione del regolamento, ma chiunque potrà segnalare situazioni non conformi alle nuove norme.

Al momento, i casi di donne nei cda delle maggiori società a controllo pubblico, sia quotate che non, sono rari e comunque non rispettano l’equilibrio richiesto dalla norma: Finmeccanica e Cdp hanno un solo consigliere donna nel cda; Ferrovie dello Stato ha una sola donna, ma è presidente del collegio sindacale; A2A ne ha due nel consiglio di sorveglianza e una in quello di gestione; Enel ha un sindaco supplente donna nel collegio sindacale; mentre Eni, che ha approvato a maggio le modifiche allo statuto relative alle quote rosa nel cda e nel collegio sindacale, non ha nessuna donna.

Plaudono i sindacati e la politica concordi nel definirlo un primo passo importante. Arrivato proprio mentre l’Europa sta cercando di imporre il 40% di presenza femminile nei Cda.

Il Fatto di Domani - Ogni sera il punto della giornata con le notizie più importanti pubblicate sul Fatto.

ISCRIVITI

Sostieni ilfattoquotidiano.it: mai come in questo momento abbiamo bisogno di te.

In queste settimane di pandemia noi giornalisti, se facciamo con coscienza il nostro lavoro, svolgiamo un servizio pubblico. Anche per questo ogni giorno qui a ilfattoquotidiano.it siamo orgogliosi di offrire gratuitamente a tutti i cittadini centinaia di nuovi contenuti: notizie, approfondimenti esclusivi, interviste agli esperti, inchieste, video e tanto altro. Tutto questo lavoro però ha un grande costo economico. La pubblicità, in un periodo in cui l'economia è ferma, offre dei ricavi limitati. Non in linea con il boom di accessi. Per questo chiedo a chi legge queste righe di sostenerci. Di darci un contributo minimo, pari al prezzo di un cappuccino alla settimana, fondamentale per il nostro lavoro.
Diventate utenti sostenitori cliccando qui.
Grazie Peter Gomez

ilFattoquotidiano.it
Sostieni adesso Pagamenti disponibili
Articolo Precedente

Niente quote rosa con Draghi. E Strasburgo boccia il consigliere Bce

next
Articolo Successivo

Banche del tempo, boom da nord a sud. E a gestirle sono spesso le donne

next