Se una donna è malvestita si nota l’abito. Se è ben impeccabilmente si nota la donna. (Coco Chanel)

All’inizio era Emilio Pucci. La sua stampa geometrica nei colori bonbon e arcobaleno riconoscibile tra tutte, chemisier cult indossati da Jacqueline Kennedy e Lady D. Marylin Moonre fu seppellita in un abito Pucci. E adesso cosa fa il nuovo direttore creativo, Peter Dundas, ex Ungaro? Ha dimenticato l’eredità della celebre maison fiorentina e fa sfilare dragoni che sembrano usciti da una carta da parati cinese, mini kimoni e bomber in tessuti militari. Dove è finito lo chic senza tempo, l’anima d’antan del marchese Pucci? Mi rincresce davvero ma non merita. VOTO 4

Miuccia Prada insieme ad Anna Wintour

Sinergie fra arte, moda e cinema. Facciamo un salto indietro all’ultima mostra del cinema di Venezia. Miuccia Prada presenta i suoi corto/metraggi e l’indomani, come da copione, i giornali si sperticano in lusinghe e complimenti. Mi telefona invece un’autorità del nostro giornalismo: “Ero lì, ho sentito con le mie orecchie fischi e buuuu. Ma il cronista del noto quotidiano, che neppure c’era, il giorno dopo scriverà solo di scrosci d’applausi. Gli consigliamo un apparecchio acustico di ultima generazione. Il voto già dato nella pagella due (4) SCENDE A 3.

Almeno non fanno più sfilare la donna in lutto. Il chiodo fisso c’è sempre, quello della Sicilia, dei carretti e delle ceramiche di Calatagirone. Set molto teatrale all’ex cinema Metropol per il duo Dolce&Gabbana: VOTO: 6+ Ma la rivalità storica con Armani non si affievolisce neanche con l’età che dovrebbe portare saggezza. Sono i Montecchi e i Capuleti della moda milanese. E scoppiò una tragedia shakespeariana – mi racconta divertita una gola profondissima – quando un noto settimanale d’opinione voleva dedicare alla moda italiana in senso istituzionale un servizio di copertina. Dunque Armani avrebbe dovuto comparire in cover insieme a Dolce&Gabbana. Affronti, affondi, fendenti e schermaglie, più da lite condominiale che da imperi del lusso. Alla fine davanti al gran rifiuto da parte di entrambi, il giornale prova a fare da mediatore e promette due copertine individuali. Chi poserà per prima? Si va in ordine alfabetico, come a scuola, Armani Giorgio. Apriti cielo, la Dolce&Gabbana spa cancella subito il budget pubblicitario. VOTO: ZERO IN CONDOTTA

Moda Donna autunno-inverno 2012 di Just Cavalli

Un “tieni duro” a Luisa Beccaria, tra le poche rimaste, a non cedere alle lusinghe dei fondi d’investimento e di grandi gruppi industriali. Avrebbe snaturato il dna sartoriale del suo marchio. E continua a fare tutto da sola con mani italiane. VOTO: 7+

Ammetto che non sono mai stato fan di Cavalli, con i suoi maculati, ha trasformato le sciure in giaguare da marciapiede. Sorpresona, questa stagione ha “ripulito” la collezione da artigli e e i suoi ricami ( vabè, non sono una novità, ma accontentiamoci), lavorati e stampati meritano UN VOTO DI SPERANZA: 6

Largo ai giovani? Magari! Quando fanno sfilare i “New Upcoming designer”? Come ultimo appuntamento della settimana, quando stampa, soprattutto straniera, buyers, insomma tutti gli addetti ai lavori che contano, sono già volati a Parigi. Figli di un dio minore. Non sono mica i pupilli sponsorizzati da Franca Sozzani, la dittatrice del fashion system. I suoi talenti emergenti (“Who is next?) si sono mostrati già giovedì scorso. Io speriamo che me la cavo. VOTO: 4

La fashion week si chiude con una speranza. L’Italia ha la più alta concentrazione al mondo di creativi e artigiani, ma non li sa valorizzare. I ricami e tessuti si fanno fare in India e in Cina, e da loro il pil è in crescita, da noi cola a picco come il Titanic. VOTO: 2

Scendiamo tutti dal piedistallo (e chi c’è mai salito). E anche Cocò vola a Paris. Dopo tutto Parigi val bene una sfilata.

P.s. Un affezionato lettore di Cocò suggerisce di promuovere Emilio Fede: “In effetti la pelle della sua faccia fa davvero senso, surrealismo allo stato puro, gli elargisco una bel 10 e lode perché uno come Fede quando ce lo inventano ancora”.

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