Quasi 8 milioni di debiti di cui più di due con i fornitori e un’azienda in liquidazione. E’ la pista dei soldi quella che stanno seguendo gli investigatori dell’Arma dei Carabinieri che da questa mattina indagano sull’agguato a Giovanni Biffi, 75 anni, imprenditore titolare delle Officine Meccaniche Biffi di Cambiago (Milano). L’imprenditore è stato ferito alle gambe da un commando di due persone, in sella a uno scooter, che gli ha sparato più volte. E’ tutto avvenuto poco prima delle 8 nella zona industriale di Basiano. L’uomo è stato soccorso poco dopo, la ferita al polpaccio non desta preoccupazioni ed è stato già dimesso dopo il ricovero all’ospedale di Melzo. 

Secondo la prima ricostruzione l’anziano, che era bordo della sua Mercedes, è stato affiancato dalla moto. I colpi sparati, contro la portiera della sua Mercedes, sarebbero sette e due sono quelli lo hanno raggiunto alla gamba. Un dipendente di una ditta (nella zona sono presenti diversi capannoni) ha spiegato di aver visto un camion che tamponava un’auto e così in un primo momento si è pensato che i colpi fossero partiti da chi guidava un automezzo pesante. Biffi, però, ha dichiarato di non aver mai ricevuto minacce: “Non me l’aspettavo”. La situazione economica, data per definitiva a maggio, sembrava negli ultimi tempi migliorata. Quaranta dei cinquanta operai che erano stati licenziati sono stati richiamati al lavoro nella progettazione e realizzazione di stampi e stampaggio a iniezione per materie plastiche. Solo una decina, i più anziani, sono rimasti a casa. E’ quindi nei debiti che si cerca una risposta all’agguato. Tra le ipotesi sulle quali sta lavorando il pm di turno, Adriana Blasco, c’è quella dell’avvertimento. L’imprenditore ha tenuto a precisare di non aver mai ricevuto minacce, di non essere mai stato “vittima di usurai” e di avere “ottimi rapporti con i miei dipendenti”. Sulla vicenda la Procura di Milano ha aperto un fascicolo per tentato omicidio a carico di ignoti.

Il ministro dell’Interno, Annamaria Cancellieri, questa mattina a Genova per partecipare ad un convegno su ‘sicurezza e terrorismo’, è costantemente informata. La prima riflessione è che è troppo presto per fare considerazioni e bisogna lasciar lavorare gli inquirenti. Allo stato, comunque, non si ritiene possa essere legato a fenomeni eversivi: “Toccherà poi a chi sta indagando dirci in motivo dell’agguato”. 

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