Non solo il primato di Juventus, Napoli, Lazio e Sampdoria, il ritorno dell’Inter, lo scivolone della Roma. La domenica di campionato ci regala anche una bella storia di calcio. E’ la favola di Luca Toni: è tornato a Firenze, ha segnato al debutto, ha festeggiato sotto la curva con la sua caratteristica esultanza e con un bacio lanciato al cielo. E a fine partita, davanti alle telecamere, era commosso: per tutto questo e molto altro. Per una dedica speciale: “Questo gol è per chi c’è, e per chi non c’è più”.

Lo scorso giugno l’attaccante della Viola ha vissuto un terribile dramma: il bambino che aspettava dalla sua compagna (e nota top model) Marta Cecchetto è nato morto. Toni, che allora si trovava a Dubai, si chiuse comprensibilmente nel suo dolore: “Quello che doveva essere il giorno più bello della nostra vita – spiegò in un breve comunicato – si è trasformato nel peggiore. Il nostro bambino ci ha lasciato prima di vedere la luce. Chiediamo silenzio”. Ieri è tornato a sorridere, a fare quello che gli è sempre riuscito meglio. Nella sua Firenze, la città che calcisticamente più ha amato nel corso della sua carriera.

Nel 2005/2006 la stagione dei 31 gol (a sole 4 reti dallo storico record di Nordahl, datato al lontano 1949/1950), e la convocazione in nazionale con cui si sarebbe laureato campione del mondo ai Mondiali di Germania. Due anni dopo l’addio, il trasferimento al Bayern Monaco per circa 11 milioni di euro. In Baviera Toni segna 24 gol nella stagione d’esordio, vince due Bundesliga e altrettante Coppe di Germania (e ovviamente anche il titolo di capocannoniere del torneo). E’ l’idolo dei tifosi, che gli dedicano anche una canzone che diventerà una hit di successo in Germania.

Poi inizia la sua parabola discendente: gli anni che avanzano, qualche infortunio e chilo di troppo sul groppone, incomprensioni con dirigenza e allenatore. Torna in Italia, alla Roma, dove dà un buon contributo (5 gol in 15 presenze). Ma le stagioni successive sono da dimenticare: 3 gol al Genoa, solo 2 alla Juventus; finisce per emigrare a Dubai, all’Al-Nasr, alla corte di Walter Zenga. Ma anche qui non riesce ad ambientarsi, segna 3 gol e gioca appena 7 partite. A 35 anni suonati la sua carriera sembrava ormai prossima alla conclusione, ancor più dopo la tragedia personale della morte del bambino.

E invece no. I Della Valle – dopo aver inseguito per settimane attaccanti di mezza Europa, ed essersi visti ‘scippare’ dalla Juventus (anzi, dal Fulham, visto poi com’è andata a finire) il bulgaro Berbatov – hanno deciso di scommettere su di lui. Una mossa accolta invero con umori contrastanti dalla piazza: da una parte la riconoscenza per quanto fatto in passato; dall’altra il timore di aver preso un giocatore ormai ‘bollito’, e un pizzico di delusione per aver visto sfumare obiettivi ben più blasonati.

Ma quella dei Della Valle non è stata una scelta dettata solo dalle bizzarrie del calciomercato, è stata una scelta di cuore. E Luca si è fatto trovare pronto. Ieri, neanche due minuti dopo essere entrato in campo, al primo pallone toccato l’ha subito buttata dentro. Un gol a porta vuota, facile facile ma terribilmente voluto: quando Jovetic si è involato verso la porta Toni si è ripetutamente sbracciato per catturare l’attenzione del compagno. Che non si è fatto pregare e gli ha regalato l’assist che aspettava. Poi la gioia, la dedica, le lacrime: Luca Toni è tornato. Un gol non cancella il dolore, ma a volte può valere davvero tanto.

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