Goodbye London 2012, boas-vindas Rio 2016. In una conferenza stampa congiunta il sindaco di Londra Boris Johnson e quello di Rio Eduardo Paes si scambiano metaforicamente la bandiera olimpica. Nella sala conferenze di One Great George Street, palazzone in stile neoclassico a due passi da Withehall, i due sindaci – del medesimo orientamento politico conservatore, anche se Eduardo Paes ha la peculiarità di aver militato in quasi tutti i partiti populisti di centrodestra brasiliani – non fanno altro che scambiarsi complimenti e fantasticare accordi commerciali tra le due città. Già si parla di affari conclusi tra Rio e Londra per oltre 50 milioni di sterline. Si spiega come il progetto del Parco Olimpico di Rio sia stato affidato a uno studio londinese, e come la gestione del settore ospitalità rimarrà quella di Londra 2012. Ma quando si arriva al concreto, come la questione del palazzetto del basket, i sorrisi si fanno imbarazzati.

Il marshmallow (caramella spugnosa, ndr), come è soprannominata la Basketball Arena all’interno del Parco Olimpico londinese, è uno di quegli edifici temporanei che devono essere smantellati a giochi finiti. Il problema è che non si è ancora trovato un compratore, nemmeno Rio lo vuole, a nessun prezzo. Sul palazzetto del basket emergono, a dispetto delle dichiarazioni continuità tra Rio e Londra, le poche affinità e le molte divergenze tra le due città: da una parte la capitale di un ex impero sull’orlo del collasso, dall’altra un paese emergente ricco di risorse e di opportunità.

Per le casse di Londra il bilancio delle Olimpiadi è in rosso, con le spese cresciute a dismisura e pochi investimenti di ritorno. Il turismo è crollato, e così l’indotto. La vecchia Londra non aveva certo bisogno dei Giochi, se non per qualche speculazione edilizia nella zona dell’East End. La città è un cantiere a cielo aperto da almeno tre decenni, con o senza Olimpiadi, e il vero business dei trasporti si chiama Crossrail: è altrove e non ha nulla a che fare con i Giochi.

Diverso il discorso per Rio. Dopo i mondiali di calcio in Sudafrica (2010) e in Russia (2018) e le Olimpiadi in Cina (2008), il Brasile ospita i mondiali del 2014 e Rio le Olimpiadi del 2016. Un’opportunità unica per i cosiddetti Brics per agire con interventi strutturali piuttosto che per inutili decorazioni modello londinese. E’ proprio Eduardo Paes, che a ottobre su Rio 2016 si giocherà la rielezione a sindaco di Rio, a dissipare gli ultimi dubbi su cosa servono le Olimpiadi moderne: “Le Olimpiadi non sono sport, sono la creazione di un marchio per la città, spendibile durante i Giochi e rivendibile nel futuro”. Più chiaro di così.

Per il governo brasiliano si profila un investimento complessivo tra Mondiali e Olimpiadi di oltre 20 milioni di dollari, mentre la città di Rio ha pianificato investimenti per 14 milioni solo per i Giochi. Il Parco Olimpico di Rio sorgerà nella zona di Barra da Tijuca – a differenza dell’East End londinese una delle zone più ricche e sicure del paese – mentre gli investimenti interessano tutta la zona che va dal porto al centro città. A che costi per la cittadinanza e con quanta trasparenza saranno eseguiti questi lavori, sarà motivo d’interesse.

A Rio 2016 ci sarà anche lo sport. Dopo quasi un secolo all’Olimpiade ritorna il rugby, che si giocherà a sette, e dopo più di cent’anni anche il golf. Sparisce invece il windsurf, sostituito dal kite-surfing. E il Brasile, il cui bilancio olimpico complessivo – con 22 ori, 26 argenti e 53 bronzi in tutto (esclusa Londra) – è assai pingue per essere un quasi continente con poco meno di 200 milioni di abitanti, cercherà di utilizzare la manifestazione per un ripensamento complessivo dell’attività sportiva di base, come annunciato dal sindaco Paes. Incredibile a dirsi, ma anche il calcio olimpico non è mai stato tenero con i verdeoro, che nemmeno a Londra sono riusciti a portare a casa l’oro sconfitti in finale dal Messico. Le Olimpiadi in area Brics possono essere per il paese un’occasione di crescita non solo economica ma anche sportiva. Appuntamento tra quattro anni per scoprirlo. Boas-vindas Rio.

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