C’era una volta la Puglia, regione lunga e stretta del Meridione d’Italia. Terra dove poche cose accadevano, che fosse estate o inverno, come se quel tacco fosse irraggiungibile e dormiente. E in effetti lo era. Molti fuggivano, ma tanti rimanevano. Ed è forse grazie a loro e a quelli che sono venuti dopo, se poi magicamente ha cominciato a fiorire di spettacoli e cultura, di musica e turismo.

La svolta verso la cultura data dal presidente della Regione Nichi Vendola, la nascita di Puglia sounds, l’esportazione della pizzica e della taranta nelle terre del nord hanno contribuito enormemente a tale valorizzazione.

Anche se a portare la Puglia, e in particolare il Salento, alla ribalta è stato soprattutto l’impegno della comunità dei paesi della Grecìa salentina, che ha investito nel suo patrimonio storico e architettonico nel paesaggio ancora incontaminato e nella tradizione, partendo da una marginalità che sembrava averne compromesso lo sviluppo fino a farne un punto di forza. Comprendendo che le tradizioni locali, valorizzate nel modo giusto, avrebbero unito le genti e fatto confluire interesse e ricchezza.

È così che un evento come la Notte della Taranta, da sagra di paese come ce ne sono a bizzeffe, con musica e bancarelle, è diventato nel corso degli anni, come si legge sul sito “il più grande festival europeo dedicato alla musica tradizionale”. Capace di attirare ogni anno oltre 400.000 spettatori, fra il Festival itinerante che si articola fra i paesi della Grecìa Salentina e il concertone finale. Evento con rilevanza per i media anche a livello internazionale che ha avuto maestri concertatori come Mauro Pagani, Ludovico Einaudi e Ambrogio Sparagna tra gli italiani, mentre tra gli stranieri Steward Copeland, Joe Zawinul e quest’anno il grande Goran Bregovic che dirigerà l’orchestra del concertone, dando vita a un progetto in cui le musiche delle due sponde dell’Adriatico si mescoleranno.

Gli autoctoni si dividono in due categorie. Ci sono quelli che snobbano l’evento, vuoi perché hanno visto edizioni molto più “raccolte”, a partire dalla prima nel 1998, vuoi perché non a tutti piace il folklore, dal quale tendono a “emanciparsi”, e la contaminazione tra vecchio e nuovo. E poi ci sono quelli che orgogliosi partecipano all’evento centrale dell’estate salentina insieme alla festosa massa di turisti che aumentano sempre più ogni anno. Questi amano la Notte della Taranta, amano tutto della Puglia e del Salento: il mare, le spiagge, il cibo e la gente. Salvo qualche milanese che, sui trenini locali delle ferrovie del Sud Est, si lamenta per  i prezzi spropositati di ogni cosa e la scarsità dei servizi. 

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