L’Italia ha perso e io godo”. Quanti di voi hanno letto o sentito dire una frase simile da parte di qualche conoscente? Grazie a Facebook e più in generale a Internet, è diventato più semplice sapere cosa passi per la mente di molte più persone di quelle che possiamo incontrare al bar. E’ stato così che durante questi magnifici campionati Europei di calcio, nei quali l’ottimo Prandelli ha creato un mezzo miracolo, ho scoperto di avere tra i miei contatti un numero relativamente alto di quelli che chiamerò i tifosi-contro.

I tifosi-contro sono quelle persone che odiano tutto ciò che incontri il favore della maggioranza. Come sentono aria di passione popolare, questi signori non si limitano a ignorare l’evento o a un banale “Non mi interesso di calcio”, che sarebbe una reazione normale e ultra-legittima. No, i tifosi-contro sono coloro che devono anzitutto far sapere al resto del mondo che loro non seguono la partita (o ciò che appassiona l’altro 90% del Paese). E già questo è un atteggiamento buffo: io non seguo centinaia di sport, per dire, ma se dovessi dedicare un post o uno stato di Facebook a ogni evento che non seguo, non parlerei d’altro.

Il secondo riflesso dei tifosi-contro – e questo è particolarmente vero quando parliamo di gente che si auto-percepisce come “intellettuale” – è che giudicano chiunque si appassioni ai destini della Nazionale di calcio come un gregge di stolti pronto a dimenticarsi i problemi della crisi economica al primo palleggio di Balotelli. Un atteggiamento elitario e snobistico, da maestrini sfiduciati verso la propria classe di studenti asini. Già Sandro Pertini, alla domanda di un collega “Ma non le pare esagerato esultare per una vittoria di calcio ai mondiali, con tutti i problemi che ci sono?” spiegò il senso del suo e nostro giubilo in termini di buon senso e di popolarismo:

Ma i nostri problemi… ma buon Dio, insomma! Che ci sia una sosta nelle preoccupazioni, nella tristezza, nella insoddisfazione… ci sia un po’ di sosta! Dopo sei giorni di lavoro viene la domenica, no? Chi ha lavorato sei giorni ha diritto alla domenica di andarsene con la famiglia a gioire sulla spiaggia, in montagna o altre robe. E gli si dovrebbe dire: ‘Come mai tu gioisci quando ti attende il lunedì?’ Io penso a gioire la domenica, per il lunedì verrà il suo tempo”.

Che poi è lo stesso identico motivo per cui Napolitano ha ritenuto di invitare la Nazionale al Quirinale stasera. Davanti a questi atti politici che non a caso vengono da parte di Presidenti della Repubblica conoscitori del pensiero di Antonio Gramsci sulla rilevanza del nazionale-popolare in politica, i tifosi-contro fanno spallucce e proseguono imperterriti.

Ecco dunque che se al Circo Massimo si radunano 200.000 persone per vedere la partita sui grandi schermi, è in mezzo a loro c’è un neonazista più stronzo del solito che sventola una bandiera con la svastica, per i tifosi-contro quella bandiera con la svastica diventerà rappresentativa “della folla del Circo Massimo” o addirittura “del mondo del calcio. E scriveranno post e commenti, condannando che il resto della folla “abbia lasciato fare“. Questo a prescindere dal fatto che se il tizio con la svastica è stato fotografato, identificato e arrestato per apologia di reato, è proprio perché qualcun altro, in mezzo a quella stessa folla di supporter della Nazionale, ha reagito denunciando il reato scattando una foto.

Quando l’Italia vinceva contro l’Inghilterra e la Germania, i tifosi-contro si lamentavano del chiasso fatto in strada dai tifosi dell’Italia per le strade della loro città. Pubblicavano agghiaccianti foto di cadaveri di cani, attribuite all’Ucraina, e scrivevano cose intelligenti tipo “Chi segue questi Europei è uguale a chi uccide i cani“. E dire che per chi voleva invitare al boicottaggio di questi Europei, gli argomenti più seri non mancavano: basti guardare al modo in cui è trattata l’opposizione politica in Ucraina. Ma i tifosi-contro hanno evidentemente più a cuore le sorti del randagismo a Kiev rispetto alle sorti dell’opposizione politica di Julia Timoshenko in quella stessa Capitale.

Ora che l’Italia ha (meritatamente) perso contro i campioni del Mondo, i tifosi-contro, che prima si vezzavano di non capire una cippa di fuorigioco e marcamento a zona, ora si scoprono saputi intenditori di calcio, e se la prendono contro le sostituzioni “sbagliate” di Prandelli, o i giocatori della Nazionale, descritti come brocchi o vecchi. Dimenticandosi che quell’allenatore, alla guida di quei brocchi, è arrivato a giocarsi la finale e che un forte ricambio generazionale c’è già stato rispetto ai Mondiali del 2006. I più meschini fra loro scrivono inni di gioia per la vittoria della Spagna, ma avrebbero gioito per la vittoria di qualunque altro avversario dell’Italia, appunto perché loro non sanno tifare-per, ma solo tifare-contro.

I tifosi-contro, anche se spesso non se ne rendono conto, partecipano all’evento collettivo appunto nelle vesti di chi condanna la partecipazione della maggioranza. Non mi è chiaro se lo fanno perché hanno in odio tutto ciò che sa di popolo, o se questa è una forma di puerile vendetta contro uno Stato dal quale si sentono tagliati fuori, magari perché politicamente extra-parlamentari, o disoccupati o gay sprovvisti dei più elementari diritti civili. Se l’ultima ipotesi è corretta, bisognerebbe proprio saper incanalare in modo più concreto e serio la propria (sacrosanta) atavica rabbia.

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