“Noi, prima che poliziotti siamo cittadini di questo paese”. Alla fine, dopo tante polemiche il dibattito c’è stato. Non è bastato l’opprimente caldo della periferia bolognese, né la circolare del ministero degli interni che vietava di parlare del film Diaz senza precisa autorizzazione del dipartimento di pubblica sicurezza. Presente il regista Daniele Vicari, un’associazione composta anche da agenti, ha tenuto oggi un incontro per parlare della pellicola che parla delle violenze al G8 di Genova del luglio 2001.

“Abbiamo appreso della circolare del Viminale solo dopo avere organizzato il dibattito con Vicari. Siamo rimasti sbalorditi e amareggiati. Il libero pensiero va tutelato e non censurato”, spiega Santo Triolo, agente della squadra mobile di Bologna.

All’incontro erano presenti un centinaio di persone e fra loro una trentina di poliziotti che, nonostante le polemiche di questi giorni, al dibattito ci sono voluti essere comunque. “Ci sono poliziotti che sentono la necessità di esprimere la propria opinione. Non è un fatto fuori dal comune, rientra nella normalità di uno stato democratico”, ci dice Massimo Cirino, poliziotto in servizio a Bologna.

Per il regista Daniele Vicari quella bolognese è stata la prima occasione per parlare del suo lavoro anche davanti ai poliziotti. “Mi sembra che la storia della circolare sia puerile, siamo nel 2012 in un Paese democratico. Una persona in divisa è una persona che può esprimere il proprio parere, soprattutto su un film. Se uno Stato ha paura del pensiero di una persona, vuol dire che è messo male”.

“Non ho partecipato direttamente ai fatti di Genova. A vedere il film sono rimasto un po’ travolto. Il poliziotto – spiega l’agente Triolo, commentando le violenze di quella notte tra la scuola Diaz e la caserma di Bolzaneto – deve essere il fotografo delle situazioni, fotografare e riportare all’autorità giudiziaria, solo questo è il suo compito”.

“Mi sono occupata della Diaz perché volevo una risposta – spiega Simona Mammano, poliziotta e autrice del libro Assalto alla Diaz – Ma ancora non so darmela. Ma voglio pensare che un’altra Diaz non sia possibile”.

La circolare in questione ha fatto molto discutere all’interno delle questure. Il testo integrale del 15 marzo così recita: “In concomitanza con la proiezione di pellicole cinematografiche che affrontano la ricostruzione storica di eventi relativi ad attività di Polizia in situazioni ordinarie e straordinarie, si ribadisce che qualsiasi intervista, partecipazione a convegni, o dibattiti, va autorizzata da questo Dipartimento. Pertanto – prosegue il documento – ogni richiesta in tal senso andrà preventivamente comunicata e concordata con l’Ufficio Relazioni Esterne del Dipartimento della Polizia di stato”.

Per molti poliziotti un concetto strano quello arrivato con la lettera romana. “Perché ricordare che le partecipazioni ai dibattiti devono essere autorizzate. Mi è sembrato quasi un avvertimento. Forse un segno di debolezza”. Sicuramente, nelle questure di Bologna e d’Italia si riparlerà molto presto di Genova. Il 5 luglio infatti è in arrivo la sentenza di Cassazione su questi fatti avvenuti ormai 11 anni fa.

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