Come già successo altre volte c’è stata bagarre in Aula alla Camera sulla discussione della riforma del finanziamento ai partiti. Il presidente della Camera, Gianfranco Fini, ha espulso dall’Aula il deputato radicale Maurizio Turco, nel corso dell’esame della legge che, nelle settimane scorse, ha suscitato più di una polemica e diversi cambi di rotta. Turco aveva preso la parola per contestare il fatto che ai gruppi fosse stato dato troppo poco tempo per presentare i sub emendamenti ai nuovi emendamenti arrivati dalla Commissione al testo questa mattina. Fini ha spiegato all’Aula che c’era tempo fino alle 15 per presentare le proposte di cambiamento, ma Turco ha continuato, nonostante più richiami, a protestare. Dopo aver invitato all’ordine Turco due volte senza fargli cambiare atteggiamento lo ha espulso invitandolo ad uscire fuori dall’emiciclo e sospendendo la seduta. La Camera nei giorni scorsi aveva discusso il finanziamento ai partiti relativo ai rimborsi elettorali.

A stretto giro è arrivata la reazione del deputato: “Ritengo sbagliato sintetizzare che sono stato espulso dall’aula perché ho protestato. Sono stato espulso perché, essendoci arrivati senza preannuncio sedici emendamenti, alcuni dei quali peraltro complessi, ho chiesto al presidente di sapere quando avremmo dovuto lavorare per leggerli, comprenderli ed eventualmente sub-emendarli visto che ci era stato dato tempo fino alle 14,15 –  spiega  Maurizio Turco – .Il presidente ha prima prolungato la scadenza alle 15 e poi, dopo avermi espulso, alle 15,30. Evidentemente – argomenta il radicale –  ho posto un problema oggettivo che lui comunque non si è peritato di ascoltare, comprendere, risolvere. Altrimenti avrebbe capito che anche con le sue continue revisioni delle decisioni avrei avuto solo 30 minuti visto che alle ore 14 inizia una seduta della commissione Affari costituzionali in sede legislativa. A quel punto, per come ha gestito il tutto – sostiene –  era lui che doveva essere espulso”. Secondo il parlamentare i lavori, a questo punto, procederanno più velocemente: “Adesso potranno andare avanti più spediti, soprattutto sugli emendamenti sturziani, e senza i nostri monologhi visto che, com’è oggettivamente evidente, non c’è dibattito dato il silenzio assordante dei relatori e dei capigruppo dei partiti che hanno promesso la finta riduzione del finanziamento pubblico“. In un primo momento i partiti avevano pensato a un taglio di un terzo dei rimborsi, ma dopo il primo turno delle elezioni amministrative si è ipotizzato un taglio del  50%. 

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