Pierre Dukan, il nutrizionista più famoso del momento, è stato radiato dall’Ordine dei Medici. Il dietologo, ‘inventore’ di una dieta iper-proteica di grande successo ma anche molto controversa, aveva richiesto egli stesso la radiazione il 19 aprile scorso: una mossa che secondo i responsabili dell’Albo, che lo accusano di violare il codice deontologico sospinto da avidità di denaro, puntava ad evitare i due procedimenti disciplinari nei suoi confronti. Procedimenti che però, ha già fatto sapere il presidente dell’Ordine di Parigi, Irene Kahn-Bensaude, non saranno comunque sospesi perché precedenti alla radiazione.

L’accusa a Dukan è di aver mancato di prudenza nelle sue affermazioni, di essersi fatto promozione personale e di esercitare la medicina come un mestiere. Il suo libro ‘Je ne sais pas maigrir’ (“Non so perdere peso”), pubblicato nel 2000, ha venduto 4,5 milioni di copie solo in Francia e il suo metodo alimentare, basato sull’abolizione di zuccheri e carboidrati, è ormai diffuso a livello planetario ma fortemente criticato per gli squilibri alimentari che può causare. Dukan ha inoltre proposto un’opzione anti-obesità per il ‘baccalaureato’, che ha suscitato un nuovo vespaio di polemiche. In sostanza propone agli studenti laureandi di guadagnare punteggio se non avessero guadagnato peso negli ultimi due anni. Un’idea per cui il ministero dell’Istruzione lo ha accusato di aver fatto “discriminazione fisica senza saperlo”, e il Consiglio nazionale dell’Ordine dei Medici lo ha accusato di non aver misurato l’impatto su adolescenti fragili, anoressici o in sovrappeso.

Per l’Ordine dei Medici Dukan non ha rispettato “il codice etico, secondo cui un medico deve essere prudente nelle sue affermazioni pubbliche” e ha ipotizzato che il dietologo abbia violato il principio in base al quale “la medicina non deve essere esercitata come un mestiere”. La radiazione però non avrà impatto sulla sua attività professionale: è in pensione dal 2008, svolge una ridotta attività di consulenza e rifiuta nuovi pazienti. Quanto alla sua attività di comunicazione pubblica, potrà comunque dirsi ‘dottore’  in quanto il titolo è dovuto a un diploma di Stato.

Michele Carruba, direttore del Centro di studio e ricerca sull’obesità dell’Università di Milano, concorda con la decisione di radiarlo dall’ordine. “Dukan usava un approccio con una dieta iperproteica – afferma il professor Carruba – che fa perdere peso perché produce un accumulo di corpi chetonici, e questo provoca nausea e riduce l’appetito. Le persone a questo punto non mangiano perché hanno disgusto del cibo, inoltre i corpi chetonici sono dannosi per i reni e alla lunga possono procurare danni reali”. In più, prosegue l’esperto, una dieta iperproteica può essere efficace nel breve periodo, perché favorisce un rapido calo di peso, ma “un approccio di questo tipo non educa a una dieta corretta” . Normalmente infatti, chi perde peso con una dieta di questo tipo “lo fa per 2-3 settimane, poi si stufa e riacquista il peso perduto. Se si continuasse più a lungo, i rischi sarebbero più marcati, specie quello di avere problemi renali”.

Un altro problema del metodo è la mancata sperimentazione perché “funziona nel breve periodo ma nessuno va a vedere statisticamente com’è la funzionalità dei reni dopo 2-3 settimane. Molti dietologi inventano una dieta e la applicano sui pazienti senza vederne l’efficacia e gli effetti collaterali”. Una fama quindi immeritata? “La dieta ha avuto questa popolarità perché molto pubblicizzata, per imitazione. Ma è una dieta squilibrata, tutte le ricerche dicono che una dieta deve rispettare la proporzione tra macronutrienti, il 60% deve venire da carboidrati, il 30% da grassi e il resto da proteine. Una dieta iperproteica significa facilitare la chetosi, ovvero l’alterazione del metabolismo degli acidi grassi”. La radiazione, conclude Carruba, “mi sembra opportuna: esiste una scienza della nutrizione e chi ha una laurea in medicina ha il dovere di documentarsi. Se qualcuno non lo fa e usa approcci innovativi senza averli sperimentati, mette a rischio la salute dei pazienti”.

 

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