La raccomandata arriva in ritardo. E per i rapinatori in villa scatta la scarcerazione. Si fa presto a dire che bisogna combattere contro le rapine in villa. Poi, però, quando la polizia e i magistrati indagano, li trovano e li arrestano, ecco che rischiano di tornare a piede libero per colpa di un ritardo postale. Ma il Procuratore di Savona, Francantonio Granero, comprensibilmente non l’ha presa bene e sta pensando di scrivere una lettera (chissà se la invierà per posta) a Enrico Bondi candidato dal governo Monti a diventare commissario per la Spending Review dello Stato.

Una storia che racconta gli effetti dei tagli alla giustizia sulla sicurezza della gente. Tutto comincia poche settimane fa, quando ad Albenga vengono arrestate due persone. Sarebbero loro i protagonisti di una serie di rapine in ville e case che da tempo seminano la paura nel Ponente ligure. E’ stata un’indagine dura, difficile. Gli investigatori e i pm, però, ce l’hanno fatta: hanno raccolto centinaia di pagine di carte che, secondo l’accusa, non lasciano scampo ai presunti rapinatori. Così scattano le manette. E ad Albenga in molti tirano un sospiro di sollievo. Ma dura poco.

Entro il 30 aprile scadevano i termini per presentare il materiale accusatorio al Tribunale del Riesame di Genova. Facile a dirsi, ma ormai gli uffici giudiziari non hanno nemmeno i soldi per pagarsi la carta per le fotocopie. Altro che auto blu. In un Tribunale come quello di Savona gli autisti si contano sulle dita di una mano. La Procura di Savona, con la sede distaccata di Albenga a cinquanta chilometri e sette magistrati che viaggiano per seguire le indagini, può contare appena su una Punto mille di servizio. Impensabile, quindi, recapitare a mano le carte a Genova.

E niente corriere o altri sistemi di spedizione, perché costa troppo e si cerca di contenere in ogni modo i costi. Allora si ricorre alla vecchia e sana raccomandata per Genova. “Doveva essere recapitata il giorno successivo”, fanno sapere gli inquirenti savonesi mostrando la ricevuta dell’avvenuta spedizione. Data: 26 aprile. Insomma, raccontano gli inquirenti, “il 27 la documentazione avrebbe dovuto arrivare sul tavolo del magistrato genovese cui toccava decidere se tenere in carcere i due arrestati“. Ma non tutto gira per il verso giusto. E il 2 maggio ecco arrivare la telefonata del Tribunale del Riesame di Genova: “Ci dispiace, ma non abbiamo ricevuto il fascicolo. I due signori accusati di rapina saranno liberati”.

Come dire: per uscire di prigione non sempre serve una lima, a volte basta una lettera. Ma che cosa è successo? “Controlleremo subito. Dipende anche dall’ora di invio, perché il 26 aprile era giovedì e se l’hanno spedita di pomeriggio… poi ci sono stati i giorni di festa. Non è detto che la responsabilità sia nostra”, dicono ambienti liguri delle Poste. Alla fine si corre ai ripari: l’investigatore che ha arrestato i presunti rapinatori dovrà precipitarsi in Emilia per fermarli prima che escano dal carcere, notificando al volo un’altra misura cautelare. I due, insomma, avranno appena il tempo di affacciarsi al portone del carcere e respirare una boccata di libertà. Stavolta è andata bene, in un certo senso. Ma per un giorno il dirigente di polizia ha dovuto correre in giro per l’Italia invece di dedicarsi alle sue indagini. Per non parlare della spesa: auto, benzina e via dicendo, soltanto per evitare che lo Stato liberasse due accusati di rapina in abitazioni che era già riuscito ad arrestare.

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