Filiera corta, cibi a chilometri zero. Che poi proprio zero no, altrimenti dovremmo fare tutti l’orto, ma insomma, l’idea è giusta e ci piace. Io vorrei estenderla ad altre attività, non c’è mica solo il cibo. Propongo il viaggio a chilometri zero, diciamo venti al massimo, una distanza che si possa percorrere in quattro ore a piedi, due in bici, andando piano e con le dovute soste.

Nel turismo moderno si è contratto il tempo e dilatato lo spazio. Un impiegato di una compagnia aerea andava ad Hong Kong quasi ogni fine settimana, per certi suoi motivi: questo è una dilatazione estrema dello spazio. Al contrario nell’ottocento, ma direi fino agli anni cinquanta, esisteva la villeggiatura, parole ormai in disuso, che implica lo stare, non il muoversi tanto. Goldoni ne cava tre magnifiche commedie. Era uno stare in villa, spesso in campagna. Il sinonimo di villeggiare è soggiornare: niente movimenti eccesivi. Montaigne si stupisce dei nobili lucchesi che non fanno assolutamente nulla salvo giocare e conversare, in villeggiatura.

Oggi si ficca più spazio possibile in tempi ristretti, con una voracità compulsiva e superficiale. Conosciamo pochissimo del territorio dietro casa. E anche in città. Se seguiamo lo sguardo dei turisti, siamo continuamente sorpresi da dettagli mai notati : un’edicola dove una madonnina schiaccia un diavolo, dei ferri medioevali splendidi a cui legare i cavalli che sbucano da un muro, una pietra che non vuole stare al suo posto e sempre si piega in fuori a palazzo Bernardini. Parlo di Lucca, ho fatto l’esperimento molte volte. Provare a guardare in alto invece di andare diritti alla meta , sguardo sui piedi pensierosi.

Se poi usciamo fuori porta, andiamo piano, slow foot! Scrivemmo anche il manifesto slow foot a una cena del premio Chatwin, tavolata di frenetici viaggiatori. Sarà una scoperta, non avremo speso un euro e ci sentiremo virtuosi ecologisti.

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