Gli americani in Afghanistan sono finiti di nuovo nei guai per aver bruciato copie del Corano. Niente di intenzionale, era solo pattume da smaltire ma dentro ci sono finite anche le sure del profeta. Ma allora qui si pone un problema ecologico oltre che teologico.

Come smaltire libri sacri? La Cristianità non ha regole chiare al riguardo e la rottamazione delle bibbie e lasciata alla discrezione dei fedeli. L’Ebraismo è un po’ approssimativo: prevede che il Talmud possa essere sepolto, ma solo con un rabbino. Bisognerebbe quindi ammucchiare Talmud in attesa che muoia un rabbino. Poco pratico, e anche crudele. Figuratevi lo stato d’animo del rabbino che vede ammucchiarsi Talmud nella sua sinagoga.

L’Islam invece è chiaro, ci sono tre modi ammissibili: la sepoltura, il lavaggio dell’inchiostro e anche la combustione. Ma a delle condizioni. La sepoltura deve essere fatta in modo che la carta non tocchi la terra. Le ceneri derivanti dalla combustione non devono essere gettate al vento ma conservate. Il lavaggio dell’inchiostro poteva funzionare con le pergamene ma oggi è un lavoraccio. Ed è comunque mal visto. Nel 1997 i talibani avevano messo al bando la carta riciclata per timore che potesse contenere pagine del Corano.

Quel che è certo è che si sta inesorabilmente andando verso la raccolta differenziate per corani, bibbie e altri libri sacri. Serviranno opportuni cassonetti e guai a chi si sbaglia. Appositi tribunali teologico-ambientali commineranno pene adeguate. Ma come comportarsi con un ebook? Quale fatwa colpirà lo sprovveduto che elimina un Corano con un “delete”?

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